Come su una lastra fotografica, sulla pagina compare un presente antichissimo di cose minime, di piccoli gesti, di istanti benedetti dal caso. Tutto a comporre l’inquietudine del mistero di una parola trasparente, tenace, libera, nuda e, in questa raccolta, ancor più visionaria. Tutto accade simultaneamente, M. abita questo disordine dissonante rifiutando la nostalgia del paradiso perduto ma tenendo il dito puntato su tutto il creato.
Le allusioni a volte indecifrabili e la sequenza di visioni enigmatiche sono le particolarissime e immaginifiche indicazioni che M. ci dà per guardare al mondo a occhi spalancati. È sabato e sulla piazza lenti camminano gli occhi di Satana. Escono gli elfi dal palo della luce. Il ghepardo fluorescente trasforma la sua anima. Il cerbiatto indica le Fiandre. L’accostamento di parole senza alcun legame semantico: rose d’asfalto, sismografo etiope, cetrioli aristotelici…
(dalla Prefazione di Antonella Bukovac)



























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