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AUTORI M-Z

Marc Tibaldi

Marc Tibaldi tra il 1988 e il 1995 è stato redattore della rivista Usmis (cinque numeri, centinaia di iniziative, rassegne, convegni, nata all’interno dell’esperienza del centro sociale occupato autogestito di Udine e del movimento libertario e ribelle, che diede vita a un fermento politico e creativo di significativa importanza), ha dato continuità a quell’esperienza partecipando alla creazione di t/Terra e libertà/Critical wine (di cui ha curato il libro per le edizioni DeriveApprodi) – progetto articolato in decine di centri sociali, del csoa la Chimica di Verona e di altre iniziative di movimento.

Marco Puppini

Da molti anni attivo con la rete degli Istituti di Storia del Movimento di Liberazione, è redattore della rivista “Spagna contemporanea”, vicepresidente dell’Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna. Ha pubblicato numerosi lavori sul tema dell’emigrazione antifascista in Europa dal Friuli Venezia Giulia e sulla guerra di Spagna, tra cui ricordiamo (con Claudio Venza) Tres frentes de lucha. Società e cultura nella guerra civile spagnola 1936-1939, Kappa Vu 2009, (con Augusto Cantaluppi) “Non avendo mai preso un fucile tra le mani”. Antifasciste italiane alla guerra civile spagnola 1936-1939, edizioni Aicvas Milano 2014, (con Anna Di Gianantonio e Nerina Fontanot) Contro il fascismo oltre ogni frontiera. I Fontanot nella guerra antifascista europea 1919-1945, Kappa Vu 2016, Garibaldini in Spagna. Storia della XII Brigata Internazionale nella Guerra di Spagna, Kappa Vu 2019.

Maria Aldrigo

Nata a Monfalcone, laureata in Scienze storiche e filosofiche, Maria Aldrigo ha insegnato fino a pochi anni fa. Dedita alla scrittura già da giovanissima, ha ripreso questa attività da qualche anno con la collaborazione al mensile “Tam Tam delle passioni” di Udine con degli articoli dall’Isontino. Nel 2018 ha vinto il premio Giordano Vittori “Jambo”, indetto dal comune di Sagrado, con il racconto “Notte in trincea” che compare anche nella raccolta, suo primo libro, Canili, storie di umani e animali – Racconti monfalconesi (Kappa Vu 2019).

Maria Tolone

Maria Tolone (1957), docente di materie letterarie nella scuola superiore, giornalista, già caporedattore del periodico «Il Movimento», caporedattore del periodico «AliceInforma», già collaboratrice de «Il Lavoratore-Progetto Informazione» e de «La Cittadella». Nel 1983 è l’unica donna socio fondatore dell’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea, federato all’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia. Ha pubblicato saggi sulla storia dell’Accademia Cosentina nella rivista Nuove Prospettive Culturali; ha collaborato all’antologia Artisti per gli anni Ottanta, Nuova Comunità, Cosenza, 1983 ed alla rivista culturale Nuova Comunità. Coautrice dei volumi Fausto Gullo, Pellegrini, Cosenza, 1982; Breve storia della Calabria Jonica e di un suo paese: Crosia, Pellegrini, Cosenza, 1983; Sericoltura: un’ipotesi di sviluppo meridionale, Nuova Comunità, Cosenza, 1985; Il Premio Sila – Cultura e impegno civile nella storia di un premio letterario, Pellegrini, Cosenza, 1997. Autrice dei testi Giorgio Canciani. Un comunista, un uomo libero, Arti Grafiche Astra, Trieste, 2007. Nel 1982 ha vinto il 2° Premio Nazionale Città di Cirò Marina, nel 1983 il 1° Premio Targa d’Argento Zagara di Rosarno e nel 1985 il Premio Nazionale Città di Mangone.

Mariaelena Porzio

Mariaelena Porzio è nata a Udine, dove vive e lavora. Da anni frequenta la scuola di scrittura creativa Pordenonescrive. Al suo attivo ci sono diversi laboratori sull’autobiografia tenuti da Gabriella Musetti e sul racconto breve tenuti da Mauro Daltin. Ha pubblicato su: Lignano: ti racconto (La Nuova Base Editrice), Dice Alice (Vita Activa), L’ippogrifo (Libreria al Segno editrice) . Nel 2015 si è classificata terza al Concorso letterario nazionale “Per le antiche vie” con il racconto Onora la madre.

Marina Giovannelli

Marina Giovannelli vive e lavora a Udine. Ha pubblicato numerosi testi di poesia, saggi, racconti e romanzi, fra i quali Morte di carta (Faenza 2003), Cantata per la donna al telaio (Montereale Valcellina 2004), Iacoba ancilla (Kappa Vu, Udine 2005), Gli anni difficili (Kappa Vu, Udine 2011), Il sentimento della vita (Armando ed., Roma 2012), Di monache e sirene (Kappa Vu, Udine 2016), Variazioni sulle sorelle (Jacobelli ed., Roma 2017), Sulle tracce di Gasperina. Una biografia congetturale (Kappa Vu, Udine 2020).

Ha anche curato diversi libri collettanei per le edizioni Kappa Vu di Udine. Fra questi Niente come prima. Il passaggio del ’68 tra storia e memoria (2007); nel 2009, Sepegrepetipi. La lingua dell’origine fra parola e afasia; nel 2012 Fiabesca. Storie di donnole, galline, briganti e regine rivisitate; nel 2017, Eroine del mito. Figurazioni; nel 2021, Alfabeto di passioni.

Tra i testi poetici: (An)estesie (Campanotto, Udine 1998); Una condizione ablativa (Joker, Novi Ligure 2003); Alga alla riva (Moby Dick, Faenza 2006); Ishtar nella Città del Buio (Roma 2009 – XVII Premio Donna e Poesia – il Paese delle Donne); Il libro della memoria e dell’oblio (Samuele ed., Fanna 2013); Una sorta di felicità (Raffaelli ed., Rimini 2019 – Premio PPOO città di Barga 2019). È presente nell’antologia Poete a nordest (Ellerani, San Vito al Tagliamento 2011), nell’Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea n. 3 (Raffaelli ed., Rimini 2015), nell’Atlante dei Poeti italiani contemporanei “Ossigeno Nascente”.

Fa parte della SIL (Società Italiana delle Letterate) e collabora con le edizioni “Vita Activa” di Trieste. È stata responsabile per il Dars delle collane “Quaderni di Poesia” e “Archivio”.

Nel 2007 ha fondato il Gruppo “Anna Achmatova” e nel 2010 l’Associazione ADASTRACULTURA “Tito Maniacco”, che operano nei settori della letteratura e dell’arte figurativa. Da uno dei convegni di Adastracultura è nato il testo bilingue italiano/friulano CULTURA, TERRITORIO E PUBBLICO IN FRIULI dagli anni cinquanta alla fine del Novecento – Atti di convegno // CULTURE, TERITORI E PUBLIC IN FRIUL dai agns cincuante ae fin dal Nufcent – Ats di cunvigne (Kappa Vu, Udine 2012).

Marina Rossi

Più volte docente a contratto presso le cattedre di Storia dei Paesi Slavi delle Università di Trieste e Venezia, con cui continua a collaborare attivamente, ricercatrice presso l’Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione di Trieste. Autrice di numerosi saggi ed articoli riguardanti la storia del lavoro e del movimento operaio organizzato nelle provincie meridionali dell’impero asburgico e la lotta politica nel Nord-est d’Italia dal primo dopoguerra alla fine della seconda guerra mondiale, è particolarmente nota, anche all’estero, per gli studi riguardanti il fronte orientale e le prigionie in Russia nel corso dei due conflitti mondiali. Tra i volumi più importanti, legati alle ricerche russe: I prigionieri dello zar (Mursia, Milano 1997), Irredenti giuliani al fronte russo (Udine 1999), Le Streghe della notte. Storia e testimonianze dell’aviazione femminile in URSS (1941-1945) (ed. Unicopli, Milano 2003), Evghenij Chaldej, un grande fotografo di guerra (Ed. La Stampa, Torino, 2006). Dal 1994 ha collaborato con Umberto Asti, come consulente storica, in tutti i documentari d’argomento russo da lui realizzati: L’altra riva del Don, 1995, L’uomo del Volga, 2000, La Vittoria non ha le ali, 2002. Come co-sceneggiatrice ha collaborato con lo stesso autore per I naviganti, 2006, e Chapiteau, 2007. Per le ricerche filmiche e la cura dei testi riguardanti il fronte orientale e la frontiera giuliana, ha partecipato ai documentari I prigionieri di guerra, di J. Gianichian e A. Ricci, Museo Rovereto 1995; Cronache militari dei fronti galiziano e balcanico, Museo Rovereto 1996; Passano i soldati, di L. Gasperini, Roma 2001; Trieste sotto, Rai international, Roma 2002.

Marisa Scuntaro

E je une mestre de scuelute che si interesse a la lenghe e a la culture furlane. Daspò vê frecuentât cors di inzornament e di formazion pal so insegnament, inmaneâts de Universitât dai Studis di Udin, dal Cirf e da la Societât Filologjiche Furlane, e propon percors didatics in furlan intes scuelis. Dulinvie i agns, interessade a la promozion de marilenghe e des tradizions furlanis, e va cirint sù racueltis scritis, ma soredut cjapant sù testemoneancis orâls, olmis di memorie cjantadis e contadis che interprete cu la volontât di prudelâlis tant sot l’aspiet musicâl che linguistic.

Martina Delpiccolo

Originaria di Cervignano del Friuli. Laureata in Lettere presso l’università di Trieste con una tesi in Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea, dal titolo Una voce carpita e sommersa: Bruna Sibille-Sizia (relatrice Cristina Benussi, correlatrice Tiziana Piras). Sulla scrittrice tarcentina ha pubblicato il saggio Bruna Sibille-Sizia, la “scrittrice ispiratrice” di Carlo Sgorlon e Claudio Magris nella rivista di critica e storia letteraria «Otto/Novecento», Milano, anno XLII, n. 1/2, gennaio/agosto 2018. Collabora con la rivista «Gorizia News & Views». Dal 2021 è direttrice artistica del festival letterario La notte dei lettori.

Massimiliano Ferrara

Matteo Bosco

L’esistenza è “…il palcoscenico sul quale sperimentiamo gli altri, forgiamo i nostri sensi, narcotizziamo o eccitiamo i sentimenti fino alle estreme conseguenze.” Bosco ha il dono di captare ciò che lo circonda e di tradurlo in poesia. Non si limita alle apparenze, bensì indaga nei segreti dell’animo ben sapendo che ognuno porta una maschera e ogni azione o sentimento può celare una diversa motivazione; quindi, ha scelto una tematica senza confini e difficile da trattare.

Iniziando la lettura, si comprende subito la sua capacità di penetrare le cose tramite una ricerca “originale” dal timbro incisivo che (come ha ben rilevato anche Alessandra Pittini nella presentazione) ti inchioda, ti disarma per la forza delle parole. La lirica Prove vocali è un esempio della sua propensione a giocare con l’alfabeto. In ogni modo, il contenuto del libro è variegato e Matteo Bosco spazia da momenti sociali a implicazioni psicologiche, immagini del suo Friuli, gesti del semplice quotidiano e molti altri argomenti significativi. Un’altra prerogativa che rende la poetica di Bosco “personale” è il modo con il quale si accosta al testo. Non si confida mai completamente. Anche se parla di sé, lascia sempre un vuoto, uno spazio interpretativo che stimola il lettore e rende il dettato universale. La sua dunque è una voce nuova e interessante, che si discosta dal consueto (e a volte banale) verseggiare, e che incontrerà certamente un riscontro dalla critica qualificata.

Maurizio Benedetti

Maurizio Benedetti è nato a Berna il 17-9-1968 e vive ad Ara Grande, frazione di Tricesimo (UD). Ha pubblicato nel 2006 la raccolta breve Lontano da chi ascolta per l’editore Sottomondo di Gorizia e, sempre per il medesimo editore, il libro So distruggere il mio dio nel 2008. Ha fatto parte della redazione della rivista «Corrispondenze & Lingue Poetiche» edita negli anni ‘90 dalla Kappa Vu di Udine e partecipa con continuità a letture pubbliche dei suoi testi. È direttore Artistico del Festival di poesia “PoetARE”, che si tiene annualmente dal 2008 ad Ara di Tricesimo. Nel 2009 ha vinto il “Trieste poetry slam” e si è classificato secondo assoluto al Premio Nazionale di poesia per inediti “Ossi di seppia” che prevede la pubblicazione su antologia per i primi quattro autori classificati. Nel 2010 è stato inserito nell’Antologia del Premio di poesia “Giuseppe Longhi” e ha dato alle stampe la raccolta Bionda salamandra e altre poesie (Kappa Vu). Nel 2011 ha vinto il Premio Nazionale di poesia “San Mauro città delle fragole” e il Concorso Internazionale di poesia “Calla in poesia”. Nel 2013 ha partecipato al Festival di poesia “Stranou” che si svolge nel mese di giugno fra Praga, Beroun e Krakovets. È stato più volte ospite del progetto “Residenze estive” al Collegio del Mondo Unito di Duino. Nel 2017 è uscita la seconda raccolta per Kappa Vu Davanti ai Visigoti.

Maurizio Mattiuzza

Poeta, scrittore, agitatore culturale è nato alle porte di Zurigo nel luglio del ‘65. Vive in Friuli dal ‘76 . Punk-rocker della prima ora e mezza, ha prestato voce e caviglie alla scena friulana degli anni ‘80 passando poi a condurre, per diverse stagioni, programmi di indie-rock su alcune radio, inclusa la mitica Onde Furlane. Laureato in scienze politiche, ha fotocopiato ed incollato fanzines di ogni sorta, prima di debuttare felice su Usmis, rivista di cui ha condiviso rizomi e sbocchi fino a pubblicare, nel ‘97, La cjase su l’ôr, suo primo libro solista. Co-fondatore del movimento di azione poetica dei “Trastolons”, ha calcato con gli stessi i palchi e le pagine di una raccolta collettiva intitolata Tons Trastolons e dell’audiolibro Tananai. Nell’autunno 2001 ha inoltre pubblicato assieme al cantautore carnico Lino Straulino, curandone i testi e le parti recitate, l’album Tiere Nere (nota records) sull’onda del quale è nata una intensa attività live che ha toccato diversi clubs tra Friuli, Veneto e Piemonte. Suoi racconti ed articoli sono stati pubblicati sulle riviste “La Comugne” e “PaginaZero”. L’inutile necessitâ(t) è il suo secondo libro.

Maurizio Platania

È nato a Catania nel 1958. Vive dalle parti di Monfalcone dal 1963, si è laureato in Lettere a Trieste, insegna alle superiori. Ha esordito con una raccolta di poesie, Il nuovo mondo (1987, Forum/Quinta generazione, Forlì), e due commedie: Decadenza, morte e resurrezione dei liberi statuti sanmarinesi e L’autore illustre (1990, “Sipario”). Con la collaborazione di Radio Fragola di Trieste ha realizzato nel 2001 il radiodramma Il diluvio universale. Ha collaborato a diverso titolo con compagnie teatrali locali. Collabora saltuariamente con riviste. Si dedica alla pittura e alla fotografia da alcuni anni. Prima de Il ponte (2011, Kappa Vu, Udine) ha pubblicato altri due romanzi, Cronache di un altro ieri (2000, Lint, Trieste) e Ad alta velocità (2007, Kappa Vu, Udine). Gli interessano le storie e ha scoperto che ci sono diversi modi di raccontarle. Passeggia parecchio per le strade di Monfalcone dov’è possibile incontrarlo quasi ogni giorno.

Mauro Daltin

Nasco nel 1976, in Friuli. Narratore, editor, organizzatore di eventi, lavoro nel mondo dell’editoria da 15 anni. Ho pubblicato L’eretico e il cattolico. Intervista a Elio Bartolini (Kappa Vu), la guida Friuli Venezia Giulia (Touring Editore), la raccolta di racconti Latitanze (Besa). Nel 2012 è uscito I piedi sul Friuli. Viaggio tra borghi, lune e storie dimenticate (Biblioteca dell’Immagine); nel 2013 Officina Bolivar. Storie sudamericane di destini, polvere e cieli capovolti (Ediciclo, finalista al Premio Albatros), mentre del 2014 è L’ultimo avamposto del mondo (Biblioteca dell’Immagine). Sempre nel 2014 è uscito, assieme a Maurizio Mattiuzza, prima in allegato al quotidiano “Il Gazzettino” e poi in libreria, Isonzo in bicicletta (Ediciclo). Del 2018 è Il punto alto della felicità (Ediciclo). Del 2019 La teoria dei paesi vuoti. Viaggio tra i borghi abbandonati (Ediciclo).

Ho diretto la rivista “PaginaZero-Letterature di frontiera”, collaborato con alcuni periodici (“Lo Straniero”, “Carta”, “Il Nuovo Fvg”, “Tam Tam”); mi sono divertito a condurre a partecipare a programmi radiofonici e a scrivere la sceneggiatura, assieme a Andrea Nardon e Giorgio Milocco, del cortometraggio Ciao Italiano prodotto dalla Quasar. Leggo spesso in pubblico, all’interno di reading letterario-musicali insieme a scrittori e musicisti.

Curo corsi di scrittura creativa legati al tema del viaggio, del reportage e della narrativa. Sono docente di scritture di viaggio al Master in Editoria dell’Università Cattolica di Milano e ai corsi di editoria organizzati dall’Agenzia Herzog a Venezia. Collaboro con la Rai del Friuli Venezia Giulia e sono tra i fondatori dell’Associazione culturale Bottega Errante che organizza eventi culturali, rassegne di libri. In particolare mi occupo del marchio editoriale BEE (Bottega Errante Edizioni; www.bottegaerrante.it) e del Festival “La Notte dei Lettori” (www.lanottedeilettori.it).

Amo i borghi abbandonati, i boschi, i Balcani, il tennis degli anni Novanta, i numeri 10 nel calcio, camminare in montagna, passare ogni tanto una notte in bivacco, leggere grandi libri, l’Argentina e il viaggio come condizione mentale.

Max Mauro

Max Mauro è nato a Frauenfeld (Svizzera) nel 1967, figlio di emigranti friulani. Scrittore, giornalista, ricercatore dell’umano paese ed ex cantante punk, si occupa di migrazioni, culture di confine, culture giovanili, viaggi (preferibilmente in bicicletta). Tra i fondatori de Il Nuovo Friuli, ha collaborato a lungo con Diario, Linus e altre testate nazionali. Ha lavorato come giornalista in Venezuela e raccolto storie di migranti in Sud Africa e Germania. Inseguendo una sintesi tra ricerca sociale e scrittura giornalistica, nel 2013 ha completato un dottorato di ricerca presso il Centre for Transcultural Research and Media Practice di Dublino, Irlanda, con uno studio etnografico sullo sport e i giovani di origine immigrata. Da ottobre 2013 lavora come Associate Lecturer presso la School of Communications and Writing, Southampton Solent University, Inghilterra. Con La mia casa è dove sono felice. Storie di emigrati e immigrati (Kappa Vu, 2005), ha vinto il Premio “Città di Borgotaro-Raccontare l’emigrazione”. Patagonia controvento (Ediciclo, 2006), ha ricevuto la menzione speciale al Premio Albatros per la letteratura di viaggio. Per Edicolors scrive I bambini terribili, dieci ritratti fulminanti di bambini e bambine “terribili”, diabolici piani di vendetta contro le prepotenze dei ragazzi più grandi, contro i divieti degli adulti, e altro ancora.

Michela Bonan

Michela Bonan è nata nel 1969 a Udine dove risiede, oggi, nel quartiere di Sant’Osvaldo. Dopo aver conseguito la laurea in Scienze delle tecnologie alimentari, oggi lavora presso l’Università degli studi di Udine, dove si occupa di servizi agli studenti. Nel tempo libero coltiva vari interessi tra cui la promozione del territorio e la divulgazione delle sue tradizioni e tipicità. Per la trasmissione “Lo Scrigno” di Telefriuli, dal 2012 al 2013 ha condotto la rubrica “Lis nestris aghis”. Incuriosita dai tratti peculiari del quartiere di S. Osvaldo, ha approfondito la sua complessa storia e ha organizzato la mostra “Le “operose” rogge di Sant’Osvaldo. L’antica storia dal 1200 degli opifici e dei mulini nel borgo”, che è stata allestita in vari contesti ed eventi e che, arricchita di informazioni ed immagini, costituisce la base del libro Le operose rogge di Udine, la lunga storia degli opifici e dei mulini nel borgo di Sant’Osvaldo (Kappa Vu, 2019).

Nerina Fontanot

Nasce a Trieste il 28 febbraio 1919. È figlia di Gisella Teja e Giuseppe Fontanot, antifascisti perseguitati dal regime e per questo costretti ad una lunga emigrazione. La famiglia Fontanot, molto numerosa e unita, è parte integrande della storia dell’antifascismo al Confine Orientale e più in generale di quello europeo. Un ramo dei Fontanot rimane a Ronchi dove i fratelli Vinicio, Licio e Armido combatteranno contro gli occupatori nazisti ed i fascisti in montagna e nelle formazioni di pianura, nei GAP e nell’Intendenza Montes. Nel 1924 la famiglia di Nerina invece si trasferisce in Francia e, dopo molte peripezie, costruisce una casa a Nanterre, che diventa un luogo di rifugio per molti esponenti comunisti di primo piano e di organizzazione della lotta contro i tedeschi. Nerina è sorella di Nerone e Jacques Fontanot e cugina di Spartaco e Sparta. Tra il 1943 e il 1944 entrambi i fratelli e il cugino Spartaco perderanno la vita nella Resistenza francese, combattendo a fianco di partigiani immigrati. Alla fine del conflitto Nerina torna in Italia e si stabilisce con il marito e i figli a Milano, ma numerose saranno le visite a Ronchi e a Monfalcone per ricostruire le vicende della famiglia durante il fascismo e la Resistenza.

Non bombe ma solo caramelle ONLUS

«Non Bombe Ma Solo Caramelle vive un’esperienza che dura da quasi venti anni, in una situazione non più di emergenza ma di fortissimo disagio, quale è il paese Serbia. Siamo nati nel 1999, in opposizione ai bombardamenti della NATO sulla Repubblica Federale di Jugoslavia e in risposta all’appello dei lavoratori del complesso metalmeccanico Zastava di Kragujevac, le cui fabbriche furono rase al suolo dagli attacchi aerei partiti dall’Italia. Quando si distruggono i luoghi del lavoro c’è la volontà di distruggere un popolo e il suo Paese, negargli il futuro. Siamo consapevoli di non poter esportare modelli preconfezionati e siamo convinti che ogni operazione politica, sociale, culturale deve nascere nel contesto che è in grado di volerla e di sostenerla. Per noi vuol dire dare valore alla quotidianità della vita concreta delle persone e dei gruppi sociali, perché le crisi di qualsiasi natura (economiche, geopolitiche, militari) non devono minare la solidarietà materiale tra lavoratori e popoli, ma anzi rafforzarla, non devono dividere, ma unire, in nome di una globalizzazione dei diritti, quale strada per contrastare le guerre tra i poveri e la disgregazione sociale.»

Gilberto Vlaic

Ottaviano De Biase

Nasce a Santa Lucia di Serino (AV) il 21 agosto 1947. Figlio di coltivatori diretti. Nel 1965 abbandona gli studi agrari ed emigra in Germania. Nel 1966 si arruola nella MM. Nel 1967 consegue la qualifica di radiotelegrafista. Seguono le prime esperienze in centri radio sia a bordo di navi sia in quelli di terra. Contemporaneamente frequenta specifici corsi di formazione e di perfezionamento. Nel 1974 consegue la specializzazione in Guerra Elettronica. Nello stesso anno viene chiamato al S.I.O.S., presso cui assolve compiti di intercettazioni elettroniche (GE) e di impieghi particolari (IP). Nel 1978 viene inviato in una sede Nato con l’incarico di Responsabile della Sicurezza delle Telecomunicazioni. Nel 1989 viene richiamato in campo nazionale ed assegnato a un gruppo di ufficiali iracheni, in Italia per dei corsi di specializzazione in Guerra Elettronica. Corsi mai iniziati in seguito alla contemporanea invasione del Kuwait. Sopraggiunti problemi fisici (classificati: rischio di livello alto), De Biase viene sottoposto ad una serie di accertamenti diagnostici, al termine dei quali verrà giudicato non più idoneo al servizio attivo.

Paolo Cantarutti

Presidente della cooperativa Informazione Friulana e redattore, assieme al direttore Mauro Missana, del settore culturale di Radio Onde Furlane. Cura le serie radiofoniche ed i progetti esterni della cooperativa (convegni, pubblicazioni e la collana discografica Musiche Furlane Fuarte). È coordinatore editoriale della rivista letteraria La Comugne (edizioni Kappa Vu). Ha curato inoltre diverse pubblicazioni sempre in lingua friulana (saggi, romanzi, raccolte di poesia, periodici, fumetti), rassegne artistiche e musicali (Premi Friûl, Cormôr Salvadi) convegni e programmi radio televisivi per diverse emittenti (RAI FVG, Telefriuli). Negli anni ’90 è stato uno dei fondatori della rivista e del movimento Usmis ed ha coordinato la redazione del mensile La Patrie dal Friûl. Sempre in quel periodo ha realizzato tre opere di videoarte premiate alla Mostre del Cine Furlan.

Paolo Ferrari

È docente di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Udine e ha insegnato all’Università di Pavia, al Politecnico di Milano e all’Università di Newcastle. Si è occupato di storia dell’industria bellica, delle guerre mondiali e del fascismo. Tra le sue ultime pubblicazioni, Giovani e guerra. Una scuola al fronte 1914-1920 (con A. Massignani, Valdagno, Rossato, 2018) e Ugo Cavallero e l’industria bellica, in Il fascismo dalle mani sporche. Dittatura, corruzione, affarismo, a cura di M. Palla e P. Giovannini, Bari-Roma, Laterza, 2019.

Paolo Patui

Nato a Udine nel 1957, si è laureato in lettere moderne a Trieste nel 1980 nonostante una tesi di laurea non ben vista dalla sua docente di Storia del Teatro: Luigi Candoni: un sipario ancora aperto, poi pubblicata. Si è poi appassionato alla storia degli spazi teatrali regionali, collaborando alla pubblicazione del volume Alla ricerca dei teatri perduti: appunti per una storia delle sale teatrali nel Friuli – Venezia Giulia, pubblicata dal Centro Servizi e Spettacoli di Udine nel 1989 e pubblicando poi L’Anfi – Teatro morenico: cento anni di teatro e teatri sulle colline friulane, in cui lo studio sulla storia delle grandi strutture sceniche regionali si piegava all’interesse per i piccoli spazi teatrali della periferia udinese. Dallo stesso anno inizia una divertita e divertente serie di collaborazioni con la sede regionale della RAI. Dal 1991 è critico teatrale per la redazione udinese del Gazzettino. Si è dilettato di regia e di drammaturgia curando “Versi di sfida. Contrasti linguistici in musica e poesia nel Friuli del Cinquecento e del Seicento”; “Dal Friuli secondo Pasolini. Citazioni poetiche, epistolari e letterarie in forma di spettacolo nel Friuli del Secondo Dopoguerra”; “A Mestre si cambia” (di cui è anche autore del testo, pubblicato nella collana “x il teatro” del CSS nel 1997), tutti spettacoli prodotti dal Centro Servizi e Spettacoli di Udine e “Ring”, esperimenti sulla poesia di Eusebio Stella; produzione Teatrino del Rifo e Colonos. 

È autore, assieme a Elio Bartolini, della versione in friulano della serie televisiva dedicata a Lupo Alberto, prodotta dalla sede regionale della RAI. Ha scritto il breve saggio Storia di una città e dei teatri che le insegnarono a volare, pubblicato sul numero speciale della Filologica Friulana dedicato a Cividale e pubblicato nel 1999. Ha firmato la drammaturgia di “Lì di Sandra a li’ nouf di sera”, di Alberto Luchini, testo vincitore del Premio dell’Associazione Teatrale Friulana e realizzato dal Teatrino del Rifo con Giorgio Monte e Gianni Gregoricchio. Ha creato la rassegna di rEsistenza Letteraria “LeggerMente“, ha scritto per il teatro friulano “Bigatis” (assieme a Elio Bartolini), “La lungje cene di Nadal“, “Pieri da Brazzaville“, “La solitudine del tennista“ e l’adattamento in friulano di “Maratona di New York“. Per il teatro nazionale ha firmato i cinque testi della serie “Storie Interrotte: il sud che ha fatto l’Italia“, rappresentati in tutta Italia e a New York. Sue le tre serie radiofoniche dell’”Alfabeto Friulano delle rimozioni” e i romanzi Le ultime volte e Volevamo essere i Tupamaros (premio nazionale Piccola editoria di qualità) che Gianni Mura definisce su Repubblica: “Cinque racconti di calcio di ragazzi friulani che sarebbero piaciuti a Pasolini”.

Con Elio Bartolini firma la traduzione della versione televisiva di Lupo Alberto (Berto Lôf) e della Pimpa; Berto Lôf è stata la prima trasmissione televisiva in friulano della RAI regionale; con Bartolini è autore di “Bigatis: storie di donne friulane in filanda”, spettacolo teatrale prodotto dal Centro Servizi e Spettacoli di Udine (2000), che vanta più di 10.000 spettatori (Premio Moret d’Aur e premio Adelaide Ristori per la miglior interpretazione femminile del 2000). Bigatis è stato anche il primo spettacolo teatrale in friulano inserito nel programma del Teatro Nuovo Giovanni da Udine.

Paolo Strazzolini

(Associazione Storica Tiliaventum – Udine)

Nato a Udine il 23 aprile 1956, Docente (Università di Udine) e ricercatore storico. Autore di articoli e saggi inerenti diverse tematiche di Storia del Novecento friulano.

Petra Kolenc

Laureata in Scienze librarie e dell’informazione, attualmente lavora all’Istituto Storico Milko Kos e al ZRC SAZU lavora al Centro di ricerca di Nova Gorica. La sua ricerca si concentra nella valorizzazione di biblioteche pubbliche e private connesse con il territorio della provincia storica di Gorica/Gorizia. Gestisce la biblioteca del Centro di ricerca di Nova Gorica, che è anche luogo di riferimento per l’eredità di Henrik Tuma, politico, giurista, alpinista e pubblicista di Gorizia.

Pierluigi Visintin (Picchio)

Pierluigi Visintin, nato a San Giorgio di Nogaro (UD) nel 1948, è autore di tre libri storici pubblicati dalla Kappa Vu: I giorni del Cormôr (1991), sullo sciopero a rovescio nella Bassa Friulana del 1950; Che il mondo intero attonito sta (1992), sull’operato del vescovo Nogara, assieme ad Alessandra Kersevan, e Come si vincono le elezioni (1993), sulle elezioni dal 1948, assieme a Faustino Nazzi. Nel 1995 ha pubblicato la biografia di Piero Pezzè, musicista e compositore udinese del Novecento (Ed. Kappa Vu). Nel 2001 ha pubblicato Il Sommo Stregone (Ed. “La Fiaccola”), requisitoria “arcaica” contro la barbarie post-moderna. È autore di traduzioni dal latino in friulano (Apuleio, Orazio, Teofilo Folengo) e dal greco in friulano (Euripide, Esiodo), ha scritto racconti satirici in friulano pubblicati su «La Comugne» (Ed. Kappa Vu 1998-2008). Ha tradotto dal greco in friulano, in esametri barbari, assieme ad Alessandro Carrozzo, l’Odissea di Omero (Ed. Kappa Vu 2006). Ha scritto il libro Romano il Mancino e i Diavoli Rossi, biografia del partigiano (Ed. Kappa Vu 2002), a cui è ispirato lo spettacolo realizzato assieme al compositore Claudio Cojaniz e al poeta Luciano Morandini.

 Per Davide Pitis ha curato i testi di spettacoli musicali: Babêl/Babele (2001), Che lingua batterà il mio orecchio, chi ascolterà le mie canzoni (2003), I giorni del riscatto (Mittelfest 2004). Nel 2005 ha ridotto e sceneggiato il racconto di Charles Dickens Un canto di Natale, base di uno spettacolo della Filarmonica del Friuli Venezia Giulia, musiche originali di Davide Pitis. Il suo racconto Processo e morte di Socrate detto “il tafano” è stato pubblicato in “Poeti e prosatori del Friuli” (Messaggero Veneto 2004). Nel 2005 ha lavorato al progetto di riscoperta del pittore sangiorgino Alfonsino Filiputti detto Angiolino (1924-1999), un cantastorie col pennello. Nel 2008 ha pubblicato Sciaquoneide, poema epico in ottave di endecasillabi, sugli scardinati anni goliardici alla fine degli anni Sessanta. Ha raccolto il materiale e curato la pubblicazione di Diario di un gappista (Ed. Kappa Vu 2009). 

Con la Rai di Trieste ha realizzato la serie Avventure friulane di Casanova (1998), cinque radiodrammi da racconti di autori friulani (1999-2000), la serie Esopo friulano (2002-2003), 4 puntate dal titolo Viaggio in Friuli con poeta, assieme a Federico Tavan e Davide Pitis (2003) e 13 puntate su Casanova gourmet (2004) in collaborazione col compositore Davide Pitis. Nel 2003, frutto del suo continuo interesse per la vita e la figura di Casanova, ha vinto il premio San Simon di Codroipo (UD), sezione saggistica, con il saggio “Friûl e Furlans te Historie de ma vie di Giacomo Casanova”. Nel 2011 è uscita postuma la sua traduzione integrale in lingua friulana dell’Inferno di Dante Alighieri, curata da Alessandro Carrozzo.

Piero Purini (Piero Purich)

(Trieste, 1968) Si è laureato in Storia contemporanea all’Università di Trieste sotto la guida del prof. Jože Pirjevec. Ha poi frequentato corsi di perfezionamento post laurea presso l’Università di Lubiana e quindi ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università di Klagenfurt sotto la guida del prof. Karl Stuhlpfarrer. Si occupa principalmente di movimenti migratori, di spostamenti di popolazione e di questioni legate all’identità e all’appartenenza nazionale: il fatto di aver studiato in Italia, Slovenia ed Austria gli ha permesso di analizzare la storia di una regione etnicamente complessa come la Venezia Giulia in una prospettiva più internazionale ed europea. Affianca all’attività di storico anche quella di musicista. Dello stesso autore, oltre a numerosi articoli in riviste italiane, slovene, austriache, croate e svedesi, è già stato pubblicato Trieste 1954-1963. Dal Governo Militare Alleato alla Regione Friuli-Venezia Giulia (Trieste, Circolo per gli studi sociali Virgil Šček – Krožek za družbena vprašanja Virgil Šček, 1995). Sulla prima guerra mondiale ha realizzato lo spettacolo teatrale Rifiuto la guerra. Pacifisti, renitenti, disertori, ammutinati. La grande guerra dalla parte di chi cercò di evitarla.

Pietro Mastromonaco

Pietro Mastromonaco, nato a Roma da genitori molisani, ha trascorso infanzia e adolescenza a Gorizia, trasferendosi poi a Udine, dove ha insegnato letteratura italiana presso le scuole superiori. Si è impegnato nella scuola sulle problematiche didattiche e organizzative, e ha ricoperto alcune responsabilità a livello politico. Negli ultimi dieci anni è impegnato nelle elaborazioni narrative, e ha pubblicato, con Campanotto editore, i romanzi: Nazdarovje – Incontri d’estate in terre di Russia, Presi per incantamento – in vela d’amore da Trieste in Dalmazia, Palme inquiete a L’Avana. Suoi racconti sono stati pubblicati su varie riviste. In particolare due racconti lunghi sono stati pubblicati nel volume I Piatti perduti (Libri edizioni). Ha svolto in centri della Regione dei recital poetici su Dante, Leopardi, Pascoli, Carducci, Saba, Montale, Pasolini e altre letture nell’ambito di presentazioni di testi di narrativa e poesia.

Raffaele Serafini

Al è un furlan dal ’75 e al vîf a Sclaunic di Listize. Di lavôr al fâs l’insegnant di materiis economichis e juridichis intes scuelis superiôrs e al à ancje il titul par insegnâ in lenghe furlane. Al à vût lavorât tal mont de editorie, al à la passion pe leterature curte e di argoment fantastic e al scrîf contis par talian e par furlan, publicadis dispès in racueltis e rivistis leteraris. Al è atîf tal web cul non gelostellato e al è l’Ostîr di Contecurte, la ostarie leterarie virtuâl in lenghe furlane. Tal 2015 al à vût publicât la racuelte Contis di famee (Kappa Vu) e al à vinçût il Premi San Simon cu la racuelte di contis Soreli jevât a mont (Forum). Tal 2017 al è vignût fûr Altris contis di famee (Kappa Vu) e al à tornât a vinci il Premi San Simon cu la racuelte Contis sot spirt (SFF). Par comunicâ cun lui, si lu cjate cence fastidis ae direzion di pueste gelostellato@gmail.com.

Raffaella Cargnelutti

Critica e storica dell’arte, Raffaella Cargnelutti (1957) vive a Tolmezzo (UD); lavora al Centro regionale di catalogazione e restauro dei beni culturali, Villa Manin di Passariano. Si è dedicata alla ricerca e valorizzazione della pittura di paesaggio dell’Ottocento e Novecento in Friuli. Ha curato studi e monografie dedicate a: Cornelia Corbellini (1988); Artisti carnici del Novecento (1991); Arturo Cussigh (1993); Giuseppe Barazzutti (1994); Pievi e chiese in Carnia (1994); Aldo GioBatta Foschiatti (1995); Giovanni Macor (1996); Giuseppe Da Pozzo (1996); Carnia. Itinerari. Arte (1996); Marco Davanzo (1997); Antonio Menossi (1997); I Mussinano di Cercivento. Storia di una famiglia carnica nei secoli XVIII e XIX (1997); Giovanni Moro (2001); Appunti per una storia del ritratto pittorico in Carnia. Opere dal XVI al XVIII secolo (2005). In seguito ha pubblicato San Martino, Tolmezzo e la Carnia; L’opera imperfetta, vita e opere del pittore Gianfrancesco da Tolmezzo. Il ritratto di Maria è la sua prima esperienza narrativa. Nel 2011, con l’Editore Antiquità, pubblica Viandante sul mare di nebbia, racconto ispirato al quadro di Caspar David Friedrich. Nel 2012, per le Edizioni Biblioteca dell’Immagine, esce L’opera imperfetta, vita romanzata del pittore Gianfrancesco da Tolmezzo. Sempre nel 2012 per Santi Quaranta ha pubblicato il volume Fiabe e leggende della Carnia.

Renato Damiani

Dopo aver insegnato per molti anni nella scuola media e nella scuola superiore, Renato Damiani ora si interessa principalmente di tematiche europee, nella sua veste di Vicepresidente della Casa per l’Europa di Gemona. Tuttavia ogni tanto si concede qualche error, che in latino significa anche divagazione o allontanamento dalla via principale. Ed è appunto da queste divagazioni che è nato Il verso alla storia, la cui prima parte, con il sottotitolo “tra rime&cantilene”, è stata pubblicata nel 2001 da La Nuova Base Editrice. L’interesse di Damiani parte da quella che fu la sua materia di insegnamento, cioè la storia, per concentrarsi su alcuni fra i più noti personaggi del passato, alcuni reali, altri frutto dell’immaginario popolare. Del resto «per essere famosi – egli sostiene – non è necessario essere esistiti». Da essi egli ricava lo spunto per riflettere, con il disincanto degli anni, sulla contradditoria condizione umana e sui vizi e le virtù che da sempre rendono l’uomo ora eroico, ora meschino.

Renzo Daneluzzi

Opera a San Vito al Tagliamento dai primi anni Ottanta con uno studio fotografico che è frequantato da gente “comune” e da personaggi noti, data la sua crescente affermazione. Hanno parlato del suo studio o pubblicato sue opere, oltre alla stampa regionale, Amica, Vogue, Repubblica, Sette, Soprattutto, Zoom, Progresso fotografico, Photo Italia, AD, Cose di casa. Ha conseguito significativi premi, fra cui: Premio nazionale Kodak Le stagioni del ritratto nel 1993 e 1994, Premio Kodak European gold award nel 1995, Primo premio nazionale Kodak Matrimonio vincente nel 2000, qualifica Qip Orvieto fotografia e qualifica Qep Bruxelles nel 2005.

Roberta Altin

Ricercatrice, insegna antropologia culturale all’Università di Udine, Dipartimento di Scienze Umane. La sua attività scientifica si è concentrata principalmente sui flussi migratori, sull’antropologia visuale e musicale. È autrice di L’identità mediata. Etnografia delle comunicazioni di diaspora. I ghanesi del Friuli Venezia Giulia (2004) e di diversi saggi tra cui Migranti, clandestini e badanti. In viaggio con i ‘nuovi barbari’, in “Italia Contemporanea” (2010); Media and Cultural identity between globalization and localism: The Ghanaian community in North-East Italy, in P. Faccioli and J.A. Gibbons (eds.), Framing globalization: Visual perspectives, Cambridge Scholars Publishing, Cambridge (2007). Con Flavia Virgilio ha pubblicato “ICS: Integrazione, Cittadinanza, Socialità”. Rapporto di ricerca sui processi migratori nell’Ambito Distrettuale di Cervignano del Friuli (2008).

Roberta Michieli

Friulana, vive a Udine. Rappresenta un’associazione culturale nel “Comitato 482”. Si è laureata nel 1973 in Economia e Commercio all’Università di Trieste, con una tesi di laurea in Legislazione agraria, tematica che poi ha continuato a seguire per motivi professionali. Ha pubblicato articoli su varie riviste.

Rocco Burtone

Negli anni 70 faceva il cantautore “contro”, ma sta ancora chiedendosi contro chi abbia combattuto. Era talmente contro che rifiutò qualsiasi contratto discografico. Lo ascoltò ad un concerto Ivan Della Mea, allora direttore dei “Dischi del Sole”, che gli spedì una lettera con la richiesta di una registrazione (oggi si chiama demo) e Rocco gli inviò una cassetta registrata dal vivo praticamente inascoltabile. Della Mea gli scrive nuovamente chiedendogli un prodotto migliore, e cosa risponde il nostro eroe? “Caro Ivan, il valore dei miei concerti è manifestato dal rapporto a volte conflittuale col pubblico, quindi non ho interesse ad incidere canzoni senza una logica di lotta”. Della Mea non scrisse più e Rocco sta ancora meditando. Fino alla fine dei 70 ha suonato dappertutto, dalla Sardegna alla Sicilia, nelle fabbriche, nei teatri, alle Feste dell’Unità, per i circoli anarchici, per gli emigranti in Olanda e in Germania. Nel 79/80 va negli Stati Uniti per ragioni economiche e lo troviamo dapprima su una nave da crociera a sollazzare musicalmente i turisti americani nel tragitto New York-Bermude, poi, stanco di quella vita, si trasferisce a Los Angeles dove canta le sue canzoni nei locali e con sorpresa si accorge di essere apprezzato più che in patria (forse perché il pubblico non comprende i testi). Rientrato in Italia ricomincia con i concerti proponendo recital musicali e teatrali, proprio perché la sua passione è sempre stata il teatro sia per adulti che per bambini e infatti ha lavorato per anni con la “Compagnia Attori Associati” il cui repertorio era costituito soprattutto da spettacoli per l’infanzia; inoltre scrive libri e registra qualche disco. Insomma, ha fatto un sacco di altre cose, ma la noia dei curriculum troppo lunghi ci fa desistere.

Romano Marchetti

Carnico come egli si è sempre sentito, dottore in agraria, specializzato in agricoltura tropicale, mazziniano, repubblicano e socialista, partigiano osovano, esperto in zootecnia, sostenitore assiduo del circondario montano, nato nel lontano 1913. Questa è la storia di un bimbo che da un mondo fatto di giochi infantili, ramarri, cinciallegre, ghiri, parenti e padrini precipita in un mondo fatto di prevaricazione e soprusi, di ordini, ingiustizie, sogni infranti. La storia di Romano Marchetti inizia nel piccolo paese di Maiaso, in Carnia, e continua, attraverso la metamorfosi giovanile, fino alla crescita, in lui, di una coscienza antifascista ed allo sviluppo di un pensiero libero. Ufficiale degli alpini sul Golico, è, poi, uno dei primi organizzatori della Resistenza osovana in Carnia; si scontra con le difficoltà del dopoguerra, sostiene Unità Popolare, intesse rapporti anche epistolari con noti socialisti ed azionisti, e viene catapultato a Savona, per avere in qualche modo disturbato la Democrazia Cristiana. Vive la sua esperienza lavorativa presso vari Ispettorati Provinciali dell’Agricoltura, conosce la marca trevigiana, si ricongiunge, infine, alla sua sposa ed ai figli. Costantemente preoccupato di guadagnar “due soldi per il lesso” per mantenere la famiglia, vive la sua vita in un succedersi incessante di fatti internazionali, nazionali e locali, che segue con partecipazione. Interessanti appaiono le sue proposte per sviluppare l’agricoltura, la frutticoltura, l’allevamento.

Rudyard Kipling

Kipling nacque a Bombay nel 1865 da genitori inglesi; suo padre John Lockwood Kipling era un professore di scultura e arte vasaia giunto a Bombay per dirigere la locale scuola d’arte assieme alla moglie Alice MacDonald. Nel 1871, all’età di sei anni, fu inviato a Southsea, in Inghilterra, assieme alla sorellina Trix, per frequentare le scuole primarie, presso i coniugi Holloway, lontani parenti. Fu il periodo più infelice della sua esistenza sia a causa della lontananza dei genitori che a causa dei rigidi metodi della signora Holloway, come lo stesso Kipling testimoniò in alcune opere, per esempio nel racconto Bee, bee, Pecora Nera e nella sua autobiografia postuma Something of myself. Nel 1878 fece il suo ingresso all’United Service College, una scuola di Westward, nel Devon. Durante la sua permanenza, Kipling incontrò Florence Garrard, di cui si innamorò perdutamente; a lei si ispirò per il personaggio di Maisie nel suo primo romanzo, The Light that Failed (1891).

Alla fine della sua permanenza a scuola i suoi insegnanti ritennero che gli mancava la capacità intellettuale per ottenere una borsa di studio ad Oxford. I suoi genitori non avevano le risorse economiche per finanziare gli studi e quindi suo padre lo portò con sé a lavorare a Lahore, nell’attuale Pakistan, dove ricopriva gli incarichi di direttore della collezione nazionale di arte e di curatore del locale museo. Rudyard Kipling era caporedattore di un piccolo giornale locale, La gazzetta civile e militare. Decise di trasferirsi in India il 2 settembre 1882 e arrivò a Bombay il 20 ottobre dello stesso anno.

Nel 1889 Kipling iniziò un lungo viaggio attraverso Birmania, Cina, Giappone e California, prima di attraversare gli Stati Uniti e l’Oceano Atlantico, stabilendosi poi a Londra. I suoi diari di viaggio From Sea to Sea and Other Sketches, Letters of Travel risalgono in gran parte a questo periodo e riprendono anche alcuni articoli scritti per il giornale. Da quel momento in poi la sua fama crebbe rapidamente ed egli divenne in breve tempo la voce dell’imperialismo. Il suo primo romanzo, The Light that Failed, fu pubblicato nel 1890. Il più famoso dei suoi poemi è probabilmente The Ballad of East and West. Nell’aprile del 1886 venne iniziato in Massoneria come Apprendista Libero Muratore nella Rispettabile Loggia “Hope and Perseverance” (“Speranza e Perseveranza”) di Lahore, per la quale scrisse la famosa poesia Mother Lodge (“Loggia madre“).

Nel 1892 Kipling sposò Caroline “Carrie” Starr Balestier: durante la luna di miele, la banca di Kipling fallì e la coppia fu costretta a ritornare nel Vermont, dove viveva la famiglia di lei. Fu durante questo periodo che Kipling iniziò a scrivere racconti per bambini e diede alle stampe Il libro della giungla (1894) e Il secondo libro della giungla (1895).

Kipling lasciò il Vermont dopo una lite con il cognato, che lo trascinò in tribunale: lui e la moglie tornarono in Inghilterra, dove nel 1897 pubblicò Capitani coraggiosi e, nel 1899, Stalky & C. Nel 1898 iniziò una serie di viaggi annuali in Africa durante la stagione invernale: lì divenne amico di Cecil Rhodes mentre raccoglieva materiale per le sue Storie proprio così (Just So Stories for Little Children), successivamente pubblicate (1902) come preludio a Kim. Tra le poesie che Kipling compose in quel periodo figurano Gunga Din (1892, da cui nel 1939 il regista George Stevens trasse l’omonimo film interpretato da Cary Grant e Joan Fontaine) e The White Man’s Burden (1899); come saggista, fu coinvolto nel dibattito sulla responsabilità britannica nella formazione della flotta tedesca (i suoi articoli sono raccolti nell’antologia A Fleet in Being).

Il XX secolo vide Kipling all’apice della sua popolarità: ottenne il Premio Nobel per la letteratura a soli 41 anni (il più giovane di sempre) nel 1907 per Il libro della giungla e pubblicò Puck of Pook’s Hill (1906) e Rewards and Fairies (1910).

Il nome di Kipling era così strettamente legato al colonialismo che, con la prima guerra mondiale, la sua popolarità ebbe a soffrire del contraccolpo. Comunque, all’inizio della Prima guerra mondiale, cominciò a svolgere l’incarico di corrispondente di guerra, prima sul fronte occidentale, poi su quello italiano (1917); ed entrò a far parte della Sir Fabian Ware’s Imperial War Graves Commission (successivamente rinominata Commonwealth War Graves Commission). Si arruolò poi come autista di ambulanze militari. Nello stesso periodo suo figlio maggiore John, come lui fervente nazionalista, volontario in guerra e accettato alla leva solo dopo essere stato riformato una prima volta, morì nella battaglia di Loos (1915).

Con la crescente popolarità dell’automobile, Kipling tornò a essere un corrispondente itinerante per l’Europa e scrisse alcuni tra i suoi articoli più belli. Kipling scrisse anche la storia e la sceneggiatura di Without Benefit of Clergy, film muto del 1921 diretto da James Young; in questo film, Kipling apparve nei titoli anche come scenografo. Nel 1922 venne chiamato dall’Università di Toronto per organizzare le cerimonie di laurea, lavoro di cui fu entusiasta. Lo stesso anno divenne rettore della St Andrews University, carica che mantenne fino al 1925.

Kipling morì al suo tavolo di lavoro nel 1936 di emorragia cerebrale, a settant’anni, poco dopo una falsa notizia della sua morte riguardo alla quale aveva commentato: “Ho appena appreso di essere morto dal vostro giornale: non dimenticate di cancellarmi dalla vostra lista di abbonati.” Il suo corpo venne cremato e le ceneri sono custodite presso l’abbazia di Westminster, a Londra.

Sabrina Meotto

Nasce nel 1985 a Latisana. Dopo aver conseguito il Diploma di Perito Tecnico per il Turismo ed aver frequentato per un periodo la facoltà di Lingue e Letterature Straniere presso l’Università di Udine, decide che la sua strada sarà decisamente un’altra: si trasferisce a Firenze dove nel novembre del 2012 si laurea in “Operazioni di pace, gestione e mediazione dei conflitti” con il massimo dei voti. La sua tesi di laurea titola “Quel maggio sul Cormor – lotte nonviolente per il pane, il lavoro, la dignità”, da cui è tratto il libro edito da Kappa Vu. Interessata da sempre alla formazione e alla cooperazione internazionale, ha all’attivo anche un Master in Gestione dei conflitti a Mediazione.

Sandi Volk

Nato a Trieste il 24 aprile 1959, si è laureato in Storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Trieste con relatore il prof Elio Apih. Ha conseguito il master ed il dottorato in storia contemporanea presso il Dipartimento di Storia della Facoltà di Filosofia dell’Università di Lubiana (SLO), relatore il prof. Dušan Necak. Si occupa di storia contemporanea della Venezia Giulia, in particolare di Trieste e della storia degli sloveni della regione. Ha svolto ricerca sulla nascita del movimento operaio sloveno a Trieste, sul movimento nazionale sloveno nel periodo precedente alla prima guerra mondiale, sulla seconda guerra mondiale nella memoria degli sloveni di Trieste, sulla storia del lager nazista della Risiera di S. Sabba, sulla/e memoria/e riguardo al periodo 1918-1954 in vari gruppi della popolazione triestina e soprattutto sul destino degli esuli/profughi istriani e dalmati dopo l’esodo, che è stato anche il tema della tesi di master e di dottorato. Pubblica in Slovenia e Italia. È stato giovane ricercatore presso lo Inštitut za narodnostna vprašanja di Lubiana ed è attualmente ricercatore presso la Sezione storia della Biblioteca nazionale slovena e degli studi di Trieste (Odsek za zgodovino Narodne in študijske knjižnice v Trstu). Collabora con lo Znanstveno raziskovalno središče Republike Slovenije Koper – Centro di ricerche scientifiche della Repubblica di Slovenia di Capodistria, con lo Zgodovinsko društvo za južno Primorsko, con lo Inštitut za narodnostna vprašanja di Lubiana, con i Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste, con l’Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nel Friuli-Venezia Giulia di Trieste. È membro della Commissione consultiva del Comune di Trieste per il Civico Museo della Risiera di S. Sabba – Monumento nazionale. Oltre a numerosi saggi e articoli, in italiano e sloveno, sul problema degli esuli istriani e dalmati, ha pubblicato anche due libri, entrambi editi dallo Znanstveno raziskovalno središče Republike Slovenije Koper e dallo Zgodovinsko društvo za južno Primorsko, nel 1999 e nel 2003 rispettivamente: “Ezulski skrbniki. Vloga in pomen begunskih organizacij ter urejanje vprašanja istrskih beguncev v Italiji v luči begunskega časopisja, 1945-1963” (I tutori degli esuli. Il ruolo delle organizzazioni dei profughi e la gestione del problema dei profughi istriani in Italia alla luce della stampa profuga, 1945-1963) e “Istra v Trstu. Naselitev istrskih in dalmatinskih ezulov in nacionalna bonifikacija na Tržaškem, 1945-1966” (L’Istria a Trieste. L’insediamento degli esuli istriani e dalmati e la bonifica nazionale a Trieste, 1945-1966).

Sandra D'Alessandro

Nasce a Udine il 6 aprile 1944, da madre friulana e padre campano, in un Friuli martoriato dalla guerra e dall’occupazione nazifascista. Frequenta le scuole elementari dalle suore presso l’istituto Renati, in seguito la scuola media Arcivescovile e l’istituto Magistrale. Frequenta l’università a Trieste e dopo aver conseguito la laurea in Materie Letterarie, insegna in varie scuole del Friuli fino ad approdare nel 1974 alla scuola media statale “E. F. Bellavitis” dove rimane in servizio fino al 2004, anno della sua morte.

Sandra D’Alessandro, se si è sempre ispirata ai principi e ai contenuti della nostra grande tradizione classica, dall’altra ha utilizzato con cognizione e sapienza tutti i mezzi di comunicazione di massa, dal teatro, al cinema, dal quotidiano, alla televisione, all’informatica, facendosi promotrice di cineforum a scuola, di laboratori teatrali, di redazioni giornalistiche in ambito scolastico, quando non addirittura nella produzione di testi, facendo interagire con gli alunni e le alunne i loro genitori ed anche i nonni, conseguendo così due obiettivi: puntare sull’importanza della relazione tra generazioni diverse e fare storia locale, partendo non dalle istituzioni, ma dalla gente comune, a cui sempre ritornava per darle voce e conservarne memoria.

Sandri Carrozzo (Alessandro Carrozzo)

Udin, 1975. Laureât in letaris classichis, al è president e lavoradôr de Serling, une cooperative che e furnis servizis linguistics pe lenghe furlane. Al à lavorât e al lavore tant che tradutôr; al à insegnât furlan a plui nivei li di scuelis, universitâts, ents publics e v.i.; al à voltât i Lirics grêcs (Kappa Vu 2002) e, intune cun Pierluigi Visintin, la Odissee di Omêr; al à curât ancje la edizion dal Infier di Dante Alighieri tradusût di Pierluigi Visintin (Kappa Vu 2011); tant che lessicolic e linguist al à vût e al à part te elaborazion di dizionaris (DOF Dizionari Ortografic Furlan; DOF piçul; Grant Dizionari Bilengâl Talian-Furlan; Dizionari ilustrât) e di imprescj di linguistiche computazionâl, tant che il Coretôr Ortografic Furlan e il tradutôr automatic talian-furlan Jude. Al à publicât diviers scrits su la lenghe furlane, massime tai aspiets de norme linguistiche, de storie de lenghe, de critiche des traduzions, de politiche e de planificazion.

Sergio Virginio

Sergio Virginio è nato a Palmanova (UD). Ha lavorato alle dipendenze delle Ferrovie dello Stato. È stato segretario provinciale della Filt-Cgil e presidente della Coop Ferrovieri di Udine. Ha collaborato con Legacoop Fvg dove ha realizzato l’archivio storico. È stato presidente del Centro regionale per la cooperazione nelle scuole del Friuli Venezia Giulia e, come vice presidente dell’Unione internazionale della cooperazione scolastica (Uice), ha contribuito a diffondere la cooperazione scolastica in Argentina e in Paraguay. 

Ha pubblicato: La coperative (Kappa Vu), La Scaricatori (Guarnerio Editore), Forza Pav (Unidea), L’Aster (Guarnerio Editore), L’Idealservice (Guarnerio Editore), Una grande piccola cooperativa (Edizioni LaCronaca), La Copera (con: Martina, Varutti, Anziutti – SMA Forni di Sopra), 100 Anni di cooperazione (Puntostampa), Idee e progetti di nuove imprese cooperative (Puntostampa), La cooperazione dei consumatori (ricerca storica su compact disc), Cooperazione & Sviluppo (ricerca storica su compact disc).

Silvana Schiavi Fachin

Silvana Schiavi Fachin vanta una vasta esperienza d’insegnamento delle lingue moderne: friulano, italiano, francese, inglese e spagnolo dalla scuola dell’infanzia all’età adulta. È inoltre autrice di materiali per l’apprendimento e l’insegnamento del e in friulano e in altre lingue meno diffuse. Nei primi anni Ottanta, col contributo finanziario della Commissione Europea, ha organizzato in Friuli i primi progetti pilota di educazione bilingue italiano–friulano e italiano–sloveno secondo la modalità “una persona–una lingua”. Dal 1971 si occupa della formazione iniziale e in servizio degli insegnanti di lingue native, seconde e straniere. Attualmente è componente della commissione scientifica di due gruppi europei di ricerca: “ADUM: Working Together to Support Minority Languages” e “EUNoM: European Universities Network on Multilingualism”.

Silvio Cumpeta

Silvio Cumpeta, nato a Farra d’Isonzo (Gorizia), di origine rumena, ha compiuto studi filosofici e storici. Dopo aver pubblicato saggi sulla filosofia italiana tra le due guerre, nel corso degli anni ‘70 ha orientato la propria scrittura verso la poesia: Questo corpo in fuga, 1979 (Premio “Biella” 1980); Stazione e moto della signora, 1988; Accostanze e oltranze, 1989; “1994”, 1997; Il tramonto dell’ira, 1998; Un giorno per tutti, 1999.
Nel 2001 pubblica l’opera filosofica I dialoghi dell’ego; nello stesso anno, presso l’Harmattan France, l’antologia Poèmes choisis e nel 2002 Ovviamente o della futilità.
Con Kappa Vu pubblica nel 2003 Breviario Iracheno (Premio “Dino Menechini” 2005), raccolta di poesie tradotta poi in sloveno da Jolka Milic (Iraški brevir, Kappa Vu 2006) e in inglese da Jack Hirschman (Iraqi Breviary, Berkeley 2006); nel 2009 la raccolta Elegia e satira e nel 2011 Amici 1993. Fragmentularia postuma. Dal 1993 ha diretto, per alcuni anni, la rivista di letteratura e arte «I quaderni della Luna». È inoltre autore di testi teatrali e narrativi. Del 2018 la sua ultima opera, la raccolta di saggi filosofici Frammenti di una caduta.

Simona Di Bert

Simona ha iniziato a leggere a sei anni, quasi consapevole che sarebbe diventata una necessità. A quattordici anni intraprende il suo cammino di scrittura: poesie, racconti, diari analitici e sogni. Mentre studia filosofia, si immerge nel vasto oceano dello yoga e delle filosofie orientali, dove non ha ancora trovato una precisa direzione. Impara con cautela, per trentacinque anni, ad amare l’insegnamento come ora ama la libertà di camminare nelle diverse luci del giorno.

Stefano Aurighi

Nato ai piedi delle montagne (Vittorio Veneto, 1965), Stefano Aurighi vive a Modena, nel bel mezzo della sconfinata Pianura Padana. Giornalista free lance (il Venerdì di Repubblica), è anche videomaker e ha realizzato con un paio di amici-colleghi una serie di documentari dedicati ai cambiamenti della politica in Italia, tra cui “Occupiamo l’Emilia” e “A furor di popolo”. Fino ad ora aveva scritto libri quasi seri su temi sociali ed economici, ma finalmente è riuscito a tirare fuori dal cassetto il romanzo  per ragazzi Lo starnuto.

Stefano Lizier

Svolge l’attività di videomaker. Nel 2021 è uscito il suo documentario Leo su Leo. Un poeta si racconta, accompagnato dall’omonimo libro, contenente l’ultima video-intervista al grande poeta carnico Leonardo Zanier accompagnata da splendide immagini dell’ambiente della Carnia.

Stefano Rizzardi

Udine, 1959. Attore, autore e ideatore di spettacoli e reading, ha prodotto negli ultimi anni, assieme al compositore Renato Miani, diverse opere poetico-musicali, costruite sui versi (in italiano e friulano) di Amedeo Giacomini, Umberto Valentinis, Nelvia Di Monte, Luciano Morandini. Docente di Letteratura italiana e latina nei licei, nel 2002 ha conseguito presso l’Università di Salamanca (Spagna) il Dottorato di ricerca in Italianistica con una tesi sulla poesia in lingua friulana del Novecento. Dal 1995 al 2002 è stato Lettore di Italiano presso l’Università di Valladolid (Spagna), dove è stato anche attore e co-regista della Compagnia Teatrale dello stesso ateneo. Collabora con l’emittente Onde Furlane, dove cura il programma di letture radiofoniche “La grande puisie in lenghe furlane”. Negli ultimi anni è molto attivo in ambito teatrale con spettacoli di letture sceniche, tra cui, nel 2016, Quell’anno sull’altipiano, adattamento dell’omonimo libro di Valerio Marchi, nel 2017 Buffalo Bill, con testi e narrazione di Valerio Marchi, e, nel 2021, Infier di Dante Alighieri (con letture dalle traduzioni in lingua friulana dell’Inferno di Dante di Pierluigi Visintin e Aurelio Venuti) con accompagnamento musicale di Arno Barzan e narrazione di Paolo Patui.

Stiefin Morat (Stefano Moratto)

Stefano Moratto è di Morsano al Tagliamento e vive a Udine. Negli anni ’90 ha partecipato all’esperienza di arte e politica “Usmis” (pubblicazione e movimento per nuove culture friulane e planetarie) e, dopo, ha fatto parte del collettivo poetico dei Trastolons che nel 1998 hanno pubblicato l’antologia Tons Trastolons e nel 2001 Tananai. Nel 2001 esce anche il suo romanzo Donald dal Tiliment, considerata una delle prove più innovative della letteratura friulana, scritta in un friulano mescolato e caraibico, che nel 2007 diventa un radiodramma trasmesso dalla radio Rai regionale in 30 puntate, per la regia di Renato Rinaldi. Nel 2006, con Giorgio Cantoni, gira “Mugulis. I ultins piratis dal Tiliment”, video che vince il primo premio alla Mostre dal Cine Furlan. Il suo primo libro di poesie, del 2009, è Isulis, una raccolta per la collana Discanto della Kappa Vu. Nel 2016 esce il romanzo distopico interamente in lingua friulana Kebar Krossè.

Teatro Incerto

Il Teatro Incerto (Fabiano Fantini, Claudio Moretti e Elvio Scruzzi) al è il plui popolâr grup teatrâl furlan. Nassût tal 1982, in cuasi 30 agns di ativitât al â realizât plui di 20 spetacui e miârs di replichis in ducj i cjantons e situazions dentri e fûr dal Friûl. Fra chescj “Le scarpe prendono piede” (1985, 400 e passe replichis), la trilogjie “Four” (1997), “Laris” (1998), “Dentri” (1999), “I mosaiciscj” (2000, il so test al è publicât in La Comugne Speciâl numar 9, 2003), “Maratona di New York” (2001), “Muradôrs” (2006), “Garage 77” (2006), “Don Chisciotte” (2012). Cence dismenteâsi des publicitâts e des trasmissions radiofonichis e televisivis, deventadis dai mîts de culture furlane popolâr dal dì di vuê.

Tito Maniacco

È nato il 6 gennaio 1932 a Udine, dove è vissuto contribuendo attivamente alla vita culturale e politica della città, e dove si è spento il 22 gennaio 2010. Insignito nel 2008 del sigillo della città, è ritenuto uno dei maggiori intellettuali e scrittori della regione e ha pubblicato numerosi libri di poesia, narrativa e saggistica, tra i quali:
I senza storia. Storia del Friuli, Casamassima, 3 voll., Udine 1977-1979 (ristampato nel 2018 dalle Edizioni Biblioteca dell’Immagine); Storia del Friuli, Newton Compton, Roma 1985; Viaggio di herr Walther von der Wogelweide nella Patria del Friuli, poemetto, Ed. Il Campo, Udine 1988; L’uomo dei canali, romanzo, Studio Tesi, Pordenone 1993 e Editoriale Messaggero Veneto 2004; L’ideologia friulana. Critica dell’immaginario collettivo, Kappa Vu, Udine 1995, II edizione nel 2010; Gentiluomo nello studio, poemetto, Il Menocchio, Montereale Valcellina 1996; La patata non è un fiore, Vivere e morire da contadini, Biblioteca dell’Immagine, Pordenone 1997; Mediterraneo, poemetto, Il Menocchio, Montereale Valcellina 1998; Genesi, racconti, Biblioteca dell’Immagine, Pordenone 1999; La veglia di Ceschia, romanzo, Biblioteca dell’Immagine, Pordenone 2001; Patriarca nella nebbia, poemetto, Il Menocchio, Montereale Valcellina 2004; Le favole del corvo, Kappa Vu, Udine 2005; Mestri di mont, romanzo, Il Menocchio, Montereale Valcellina 2007; Figlio del secolo, romanzo, Kappa Vu, Udine 2008; Oltris, poesie e immagini, Il Menocchio, Montereale Valcellina 2008.
Postumi, sono stati pubblicati: Il guardiano del faro, poemetto, Biblioteca Civica “V. Joppi” e ADASTRACULTURA, Udine 2014 e La zona di confine, racconti, Bottega Errante Ed. e ADASTRACULTURA, Udine 2017.
È stato anche critico d’arte, curatore di mostre e artista in proprio, presente in diverse esposizioni personali e collettive.

Ugo Morelli

Psicologo, studioso di scienze cognitive e scrittore, oggi insegna al Dipartimento di Architettura dell’Università “Federico II” di Napoli. È autore di un ampio numero di pubblicazioni sul rapporto tra ambiente, paesaggio e vivibilità. Collabora con associazioni che si occupano di animazione sociale e culturale e scrive stabilmente per diversi giornali, tra i quali il Corriere della Sera e Il Mattino di Napoli.

Umberto Valentinis

Artegna, 1938. Vive a Udine. Ha esordito con un gruppo di poesie pubblicate nell’antologia La Cjarande (La Nuova Base, Udine, 1967). Nel 1968 esce la raccolta Salustri (SFF, Udine), cui segue nel 1996 Scoltant a scûr (Campanotto, Udine). Nei Quaderni del Menocchio di Montereale Valcellina escono nel 2000 Suazes e Di mîl, di ombre. Nella Piccola Biblioteca di Autori Friulani della Biblioteca Civica di Pordenone esce nel 2003 Disincjants. A cura dell’associazione culturale Grop Pignot di Artegna esce nel 2007 Tal sunsûr dal timp voladi. Poesie sparse e inedite, 1962-1979. Nella collana La barca di Babele del circolo culturale Il Menocchio di Montereale Valcellina esce nel 2009 Tiere di ombre. La raccolta di prose Breviari pal Avent compare nel 2011 per i Quaderni del Menocchio di Montereale Valcellina ed infine nel 2013 la raccolta di prose e poesie Paîs cun figures. È presente nelle principali antologie della letteratura friulana e in alcune antologie della poesia dialettale italiana, tra cui quella curata nel 1999 per i Meridiani Mondadori da Franco Brevini.

Valerio Marchi

Nato a Roma nel 1960 ma friulano d’adozione, vive a Udine dal 1968. Sposato con Patrizia dal 1986, ha due figlie: Arianna Vera e Michela Serena. Si occupa di studi biblici, studi storici e poesia, avendo all’attivo varie pubblicazioni in tutti e tre i settori. Si è laureato, presso l’Università di Trieste, in Giurisprudenza (1984) e in Storia (1993). A partire dal 1987 ha insegnato prima Discipline giuridiche ed economiche e poi Filosofia e Storia presso istituti d’istruzione superiore della provincia di Udine (attualmente al Liceo scientifico “G. Marinelli” di Udine). È stato nominato Cultore della materia sia presso l’Università di Trieste (Storia della Chiesa, 1999) sia presso l’Università di Udine (Storia dell’Ebraismo, 2015). Ha conseguito nel 2009 il Dottorato in Storia presso l’Università di Udine, dove continua a svolgere attività di ricerca. Dalla tesi hanno preso forma, con integrazioni e rielaborazioni, due monografie pubblicate a Udine con l’editore Del Bianco (Collana “Civiltà del Risorgimento”): «Tempo bello per gli ebrei». La vivace propaganda antiebraica della stampa cattolica udinese tra Otto e Novecento (2011), e L’«Affaire Dreyfus» e l’«accusa del sangue» (2013).

Per la collana Storia della Kappa Vu ha pubblicato, nel 2008, «Il serpente biblico». L’on. Riccardo Luzzatto in Friuli fra culto della patria, antisemitismo e politica (1892-1913), «Il dottor Sachs». Un medico ebreo in Friuli e la sua famiglia tra Otto e Novecento, nel 2009 «Una degna figlia di Israele». Lina Gentilli di Giuseppe (San Daniele del Friuli 1883 – Venezia 1901). Nel 2010 è stata poi la volta di «L’orribile calunnia». Polemiche goriziane sull’omicidio rituale ebraico (1896, 1913). Nel 2012 ha dato alle stampe la monografia Pietro Antonio Antivari – vescovo dei friulani a fine Ottocento, seguita poi nel 2014 da Il «sindaco ebreo». Elio Morpurgo in Friuli tra Otto e Novecento. Risale al 2017 la sua pubblicazione intitolata Negli occhi e nel cuore. I Gentilli, ebrei friulani testimoni della Shoah. 

Parallelamente, si è dedicato anche a raccolte di versi, nel 2013 con Spigolature. Poesie inedite 1995-2013 e nel 2015 con Quell’anno sull’altipiano. Trenta liriche in omaggio a Emilio Lussu. Nel 2021 è stato dato alle stampe, per la Collana Teatro&Musica, la monografia John Coltrane. Un amore supremo – Musica tra terra e cielo.

Wally Gigante Waddell

Wally Gigante Waddell è nata a Ronchis (Udine) e, dopo aver vissuto in Francia, Inghilterra e Canada, risiede a Lignano Sabbiadoro. Si è diplomata come infermiera a Londra con la specializzazione in pediatria e psichiatria. Si è laureata alla London University dell’Ontario in Canada. Ha pubblicato la raccolta di poesie Alla foce del fiume e Per raggiungere le foglie; il libro di racconti Oltre i granelli dorati e i romanzi Suspir dell’anima e Pagine di diario. Ha ottenuto i premi di poesia “Farfalla d’oro 50&Più”, Levico 2007, e “Libellula d’argento”, Levico 2008.

William Bertoia

Nato a San Giovanni di Casarsa il 13/12/1943. Si è diplomato presso la Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo. Dopo una buona attività dilettantistica come ciclista, coronata da una trentina di vittorie e una gratificante esperienza nel campo enogastronomico, con qualifica di Sommelier professionista, nel 1981 ha deciso di dedicarsi totalmente alla sua prima passione: il mosaico. Da artigiano autonomo, nel 1987 ha fondato la Friul Mosaic, azienda da anni leader nel settore del mosaico artistico decorativo, operante sia nel settore abitativo privato che in quello pubblico: centri benessere, hotel, musei nonché chiese e santuari, in Italia e altri Paesi come Russia, Kenya e Brasile. 

Arrivato all’età della pensione, pur continuando nella sua attività artistico-artigianale, dopo aver viaggiato e vissuto esperienze lavorative in oltre cinquanta Paesi dei vari continenti, si dedica ai suoi hobby preferiti: iconografia e scrittura creativa. Dopo alcuni testi teatrali in lingua friulana, nel 2015 ha pubblicato Meraviglie del Mosaico. Viaggio nella storia dell’arte musiva e Il Tesoro di Cromazio, un noir ambientato nell’area archeologica di Aquileia. Per Kappa Vu è stato pubblicato l’intrigante Rosa e noir sul grande fiume (2018).

Zdravko Likar

Operatore sociale e politico. Nato il 30/04/1951 a Postojna, da Ivan e Marija Uršic. Vive a Kobarid. Dopo il ginnasio a Tolmin ha proseguito gli studi nella facoltà di Sociologia, politologia e giornalismo all’Università di Lubiana, dove si è laureato in Diritto internazionale con la tesi dal titolo “Diritto internazionale sulla tutela delle minoranze nazionali – Principi generali del diritto come fonte possibile della tutela internazionale delle minoranze”. Ha lavorato nel cementificio di Anhovo, ha insegnato al ginnasio e all’istituto commerciale di Tolmin, città dove dal 1978 ha avuto anche importanti incarichi in Comune. Nel 1995 il governo della repubblica slovena la ha nominato Prefetto di Tolmin e nel 2007 gli ha riconfermato l’incarico per ulteriori cinque anni. Fondatore del Museo di Kobarid, da undici anni è presidente della fondazione “Poti miru u Posocju”. Oltre a vari incarichi in società sportive e culturali, da trent’anni si interessa a tutti i livelli alle sorti della minoranza slovena in provincia di Udine e, contemporaneamente, è costruttore di ponti d’amicizia fra le culture slovena, friulana e italiana. Per l’impegno nella cura dei rapporti bilaterali italo-sloveni, è stato premiato in Italia nel 2005 con l’importante onorificenza di Croce di cavaliere ufficiale della Repubblica italiana.