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REVÒCS DI TIARA / Echi di terra

€ 10,00 € 8,00

10 disponibili

BREVE DESCRIZIONE

Collana Discanto – numero 11

Singolare raccolta, questa di Francesco Indrigo; singolare dittico asimmetrico o ritmico, come sistole e diastole. Diciassette le liriche dei Rèvocs, sedici quelle di Tiara, ma brevi le prime, d’intensità centripeta, gravitanti verso il silenzio, più distese, più espanse le altre: sotto il segno del desiderio quelle, della dedizione queste. Due forme d’amore, pericolanti entrambe, diversamente.

Descrizione

 

Canti d’amore con il ritmo dittico asimmetrico, come i battiti del cuore. Amore dei sensi, dell’eros, nelle diciassette liriche della prima parte: Revòcs. Amore per la terra con i suoi ricordi ancestrali; rabbia e, allo stesso tempo, una struggente pietas, per il suo patire, nella seconda, più sciolta ed intensa: Tiara.

Cjants di amôr cul ritmi ditic asimetric, propit come il bati dal cûr. Amôr dai sens, dal eros, tes disesiet lirichis de prime part: Revòcs. Amor pe tiare cui siei ricuards atavics; rabie e tal stes timp, corâde pietas pal sô patî, inte seconde, plui libare e pençe: Tiare.

 

ISBN 9788889808740
ANNO 2009
PAGINE 64
FORMATO (cm)
11 x 21
LINGUA Friulano/Italiano

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    Sempre si trova o si spera di trovare la differenza: nessuna isola sarebbe più deludente da trovare se non un’isola che non ha nulla di differente dalla terra ferma, che non abbia sviluppato forme, presenze, assenze che la rendono narrabile.
    Per tratteggiare un’isola bastano pochi elementi: il mare, spazio inquieto che per i greci sottostava all’imperio di un altro dio, rispetto alla terraferma, il cielo con i suoi presagi d’aria ed un pugno di terra circondata, sola, impotente.
    L’isola non è terra e non è neppure mare. Da questo vive assediata e di questo sopporta la frusta salata di onde e maree. Luogo in cui essere e divenire riescono a manifestarsi in modo trasparente.
    Così, è stato abbastanza facile anche per me rifugiarmi in questa metafora. Questa raccolta dice del separarsi dal mondo e dal suo fluire, dell’essere “isola” costretta ed assediata, pietrificata nelle possibilità.
    “Mârs” è l’assenza di terra che ogni isola mostra, ma allo stesso tempo anche l’assenza di mare laddove mare ci dovrebbe essere. E’ anche l’impossibilità dell’essere: non c’è nessuna sospensione temporale che salvi dall’erosione della costa ad opera delle maree.
    Tutto continua a divenire e ciò lo scopre chi dall’isola riesce ad uscire: non gli viene restituito lo stesso sé né lo stesso mondo, ma una geografia altra, fatta di altre forme e altri movimenti.
    Seconda sezione del libro è “San Pauli”, che isola lo è stata davvero, per tutto il ‘600, quando il Tagliamento l’aveva chiusa fra due rami e che ha sviluppato nei secoli seguenti una propria originalità rispetto al territorio circostante.
    A San Paolo ho lavorato per vari anni entrando in tutte le case ed imparandone le parole. Ogni giorno percorrevo un cerchio di chilometri ed ogni giorno incontravo gli stessi campi, le stesse case, le stesse persone. Per me il privilegio di assistere al tralucere di essere e divenire.
    Circolo ermeneutico nel mio girare quotidiano, la com-
    prensione di un testo che restava e si rinnovava insieme al mio stare e rinnovare.
    A legare assieme queste parti circondate e agitate dall’acqua, ci sono “I pomodoros da la Nives”, le opere da fare giorno per giorno, un elemento di terra, un legno salvifico.
    I pomodori che Nives, mia madre e Tin, mio padre, ogni anno coltivano. A loro modo un’altra isola, un altro
    modo di essere isola, dove fatica e gioia si offrono, come possibilità cosmica di condivisione, ad ogni passante.

    Infine dei saluti. A tre donne: Alba, Sabrina e Francesca che attorno all’isola stavano. A quelli di San Paolo, a quelli che, ora più che mai, non hanno morte. A Rita Ferro, a don Gigi Zadro e alle nostre eucarestie di tabacco. A Marco e Anna. A Ennio, che arriva in grava alle sei di sera con la chesterfield in bocca, lo shampoo e la musica a manetta. A Marco, in attesa di un altro aperitivo. A Raff BB, Guido, Lussia, Bianca, Alfredo, Fabian, Maurizi, Pauli, Vera, e tutti gli altri garps e trastolons, perchè è una consolazione pensare di avere a che fare con loro, comunque sia, fino alla fine. A quelli di Mortegliano, di Andreis, del Disquisito e di Acque di Acqua. A Giacomo Sandron, perché è meglio che se ne stia alla larga. Ai soliti goriziani.
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