lo stagno delle rane

LO STAGNO DELLE RANE

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BREVE DESCRIZIONE

È una storia nella Storia. Essa inizia nell’agosto-settembre del 1943 e prosegue oltre il tempo della Resistenza e del difficile dopoguerra. I numerosi episodi della narrazione non seguono un ordine cronologico in quanto in un romanzo ciò non è determinante, ma sono datati i fatti storici più importanti.

Ricordi, riflessioni, denunce, episodi precisi riportati nel dettaglio con minuziosi riferimenti storici, in una scrittura che tuttavia tende spesso a cambiare; si fa vaga, veloce, frettolosa, sospende se stessa con i puntini, include discorsi diretti senza virgolette; procede seguendo un ordine essenzialmente cronologico ma anche un ritmo dato dal flusso dei ricordi. Qualcosa dunque, oltre alla narrazione in prima persona, rimanda al primissimo Diario di una ragazza nella Resistenza, da cui poi molti episodi sono, ancora una volta, tratti.

Si potrebbe disegnare il romanzo in uno schizzo: basterebbe tracciare i contorni delle rane in uno stagno, delle campane in un paese, e di una camicia bianca in un corpo di ragazzo che scaccia le ombre dagli occhi di lei con un accendisigaro. Poche immagini basterebbero a raccontare una storia.

Descrizione

 

Scriveva “l’adolescente” Bruna Sibille-Sizia nelle pagine del suo diario, il 17 febbraio 1945: «ricordo la fine atroce di Amelio, che mi resta in un angolo del cuore, sempre che dentro di noi ci abbiano lasciato almeno quello». Poi, nel tempo, “la donna” Bruna Sibille-Sizia riuscirà a conservare intatto quel ricordo e a difendere tenacemente quell’angolo di cuore.

Dopo essere stato personaggio del romanzo Avinis del 1960, Amelio ritorna ne Lo stagno delle rane, ma in tutt’altra storia e in tutt’altro modo: è proprio il narratore, non un personaggio immaginario, è l’amico adolescente morto nel settembre del 1944, il primo, puro, innocente battito del cuore.

Ricordi, riflessioni, denunce, episodi precisi riportati nel dettaglio con minuziosi riferimenti storici, in una scrittura che tuttavia tende spesso a cambiare; si fa vaga, veloce, frettolosa, sospende se stessa con i puntini, include discorsi diretti senza virgolette; procede seguendo un ordine essenzialmente cronologico ma anche un ritmo dato dal flusso dei ricordi. Qualcosa dunque, oltre alla narrazione in prima persona, rimanda al primissimo Diario di una ragazza nella Resistenza, da cui poi molti episodi sono, ancora una volta, tratti.

Si potrebbe disegnare il romanzo in uno schizzo: basterebbe tracciare i contorni delle rane in uno stagno, delle campane in un paese, e di una camicia bianca in un corpo di ragazzo che scaccia le ombre dagli occhi di lei con un accendisigaro. Poche immagini basterebbero a raccontare una storia.

(da “Una voce carpita e sommersa. Bruna Sibille-Sizia” di Martina Delpiccolo, Kappa Vu 2019)

 

È una storia nella Storia. Essa inizia nell’agosto-settembre del 1943 e prosegue oltre il tempo della Resistenza e del difficile dopoguerra. I numerosi episodi della narrazione non seguono un ordine cronologico in quanto in un romanzo ciò non è determinante, ma sono datati i fatti storici più importanti.

 

Prima di cadere / la mano chiusa a pugno / gridarono libertà ai popoli / nel sangue delle fucilazioni / e delle torture / è scritto libertà / nello stagno delle rane / in quei cerchi sull’acqua / è scritto libertà / nel cielo delle rondini / nelle loro scie / è scritto libertà / sui rami dei pioppi / le foglie battute dal vento / cantano libertà / chi resta ti difenda / unico bene unica speranza / non solo sogno libertà.

 

 

 ISBN  —
 ANNO  2005
 PAGINE  106
 FORMATO (cm)  14 x 21
 LINGUA  Italiano

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    Bruna Sibilla-Sizia

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