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ÈCO s. femminile, plurale

€ 15,00

98 disponibili

BREVE DESCRIZIONE

Ventisei racconti in cui personaggi e ambienti sono indagati con i mezzi dell’introspezione e delle conoscenze storiche, in un quadro accattivante e per certi versi sorprendente
dei destini dei protagonisti. Storie che non sono autobiografiche (se non per quanto di autobiografico chi scrive riversa sempre nella propria opera) ma che spaziano invece in tempi e ambiti molto diversi. Le unificano i luoghi, perché tutte hanno a che fare con gente del Friuli e della Venezia Giulia. E pur nella varietà di genere e di stile narrativo, hanno la stessa scrittura asciutta, la stessa capacità immaginativa, per finali spesso folgoranti.

Descrizione

 

Ventisei racconti in cui personaggi e ambienti sono indagati con i mezzi dell’introspezione e delle conoscenze storiche, in un quadro accattivante e per certi versi sorprendente dei destini dei protagonisti. Storie che non sono autobiografiche (se non per quanto di autobiografico chi scrive riversa sempre nella propria opera) ma che spaziano invece in tempi e ambiti molto diversi. Le unificano i luoghi, perché tutte hanno a che fare con gente del Friuli e della Venezia Giulia. E pur nella varietà di genere e di stile narrativo, hanno la stessa scrittura asciutta, la stessa capacità immaginativa, per finali spesso folgoranti.
Esperimento molto interessante di due scrittrici che si mettono assieme in gioco, presentando ognuna le proprie storie (come loro amano chiamarle) ma in un intreccio di dialogo e narrazione che evidenzia una sintonia artistica notevole. Nei brevi dialoghi tra una storia e l’altra, Carmen e Mariaelena raccontano anche se stesse, i corsi di scrittura creativa, le letture che le hanno ammaliate e guidate, le suggestioni ed emozioni che le spingono a scrivere: una originale riflessione sul “mestiere” del narrare.

 

ISBN 9788897705802
ANNO 2016
PAGINE 208
FORMATO (cm)
14 x 21
LINGUA Italiano

 

 

Recensione di Paolo Mosanghini sul “Messaggero Veneto” – febbraio 2017

 

Recensione su “Il Piccolo” – febbraio 2017

 

RECENSIONE SATISFICTION marzo 2017

 

RECENSIONE IUNCTURAE aprile 2017

Allo specchio della memoria

 

RECENSIONE Zona di Disagio – Pierluigi Porazzi – maggio 2017

 

1 recensione per ÈCO s. femminile, plurale

  1. kappavu

    :

    Conosco Mariaelena Porzio e Carmen Gasparotto da diversi anni, da quando cioè hanno partecipato a un mio corso di scrittura a Lignano. All’inizio, detto tra noi, vedevo Carmen indulgere in cose “coccole” e femminili, mentre Mariaelena aveva un tono aspro che moltiplicava le fratture narrative. Erano brave, ma… Le ho viste crescere, e sono cresciute davvero, esperimento dopo esperimento. La solidità di questi racconti, lo stile sempre tenuto, l’abilità nell’introspezione psicologica, la costruzione impeccabile, fanno di loro delle scrittrici con un vasto futuro a disposizione e molte cartucce da sparare (o fiori da sfogliare). Provate solo a sentire il ritmo, l’abilità mimetica. O a seguire come le linee narrative vengono sviluppate. Il merito va tutto al loro talento e alla loro caparbietà, ma credo che siano la dimostrazione che, in alcuni casi, i corsi di scrittura servano. Difficile dire a cosa. A mettere a fuoco? A farsi domande? A dare un metodo? Non so. Nel loro caso credo a trovare una voce, a raschiare ciò che dovrebbe essere la scrittura da ciò che è. Abbiamo tutti un mucchio di idee preconcette. Pensiamo di fare le cose bene perché pensiamo di farle come gli altri. Invece, imitare, che è l’attività principe delle scuole di scrittura, è uno scavare, un togliere il superfluo. Questi racconti dimostrano come sia possibile arrivare a scarnificarsi per raggiungere l’essenza di una storia. E anche come questo scarnificarsi, sia un ritrovarsi. Anche se non le conoscete, vi prego di fidarvi, l’ho visto con i miei occhi.
    A questo punto, vorrei spendere la parola arte, ma non ci riesco, mi pare come sempre esagerata. Credo che sia più giusto invece parlare di artigianato. Un modo di fare (uno strano mix di corpo mano mente desiderio stratificati nei secoli) che ci ha consegnato la tradizione. Provi e riprovi, sbatti la testa contro il muro, non ti viene niente, poi senti che qualcosa va per il verso giusto, le sillabe hanno una cadenza, la storia ingrana, e sei lì in mezzo, nello spazio della letteratura, con gente che è venuta prima e gente che verrà dopo, a costruire l’enorme biblioteca dei riflessi umani, delle possibilità umane. E sei entusiasta di farlo. È come quando dopo aver tanto provato impari a nuotare: pattini sull’acqua, il tuo respiro è stabile, non bevi, ti allunghi, il cielo è azzurro, il mare fresco.
    In questa raccolta di racconti di Mariaelena e Carmen si percepisce proprio questo stupore di riuscire a fare una cosa e di riuscire a farla bene. Di stare dentro quel fenomeno così umano, così antropologico che si chiama letteratura. Nabokov diceva che quando uno dei primi uomini è corso verso il suo villaggio urlando “Al Lupo!”, dava una informazione. Quando invece ha gridato “Al lupo!” e il lupo non c’era, ha inventato la letteratura. Ma quel lupo, per chi ascoltava l’urlo, era altrettanto vero del lupo inventato. Sono scappati tutti via. Con questa raccolta, Mariaelena e Carmen hanno gridato il loro “Al lupo!” a tutti noi e ci guardano scappare.
    Alberto Garlini

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