abiura

L’ABIURA

5 su 5 in base a 1 valutazione del cliente
(1)

€ 15,00

30 disponibili

BREVE DESCRIZIONE

Henrick Maler, fin da bambino, ha conosciuto il dramma di vivere sospeso tra due fedi, quella cattolica della madre e quella calvinista del padre. Lacerazioni, dubbi, inquietudini diventano così suoi compagni di vita e ne fanno un personaggio emblematico del disincantato Seicento e nello stesso tempo un precursore di nuovi tempi e del disagio di vivere dell’uomo contemporaneo.
Prendendo avvio da un processo istruito nel 1619 dall’Inquisizione, il romanzo ricostruisce la difficile infanzia del protagonista in Olanda, l’istruzione prestigiosa nel collegio gesuita di Anversa, il lungo e avventuroso viaggio attraverso l’Europa, l’incontro con una donna sorprendente, un amore appassionato che tuttavia non riuscirà a fermarlo.
Il vagare di Henrick Maler diventa così la metafora dell’umano bisogno di conoscenza al di là di ogni confine e pregiudizio e dell’esigenza di dare un senso alla vita stessa.

Descrizione

Henrick Maler, fin da bambino, ha conosciuto il dramma di vivere sospeso tra due fedi, quella cattolica della madre e quella calvinista del padre. Lacerazioni, dubbi, inquietudini diventano così suoi compagni di vita e ne fanno un personaggio emblematico del disincantato Seicento e nello stesso tempo un precursore di nuovi tempi e del disagio di vivere dell’uomo contemporaneo.

 

ISBN 9788897705567
ANNO 2015
PAGINE 264
FORMATO (cm)
14 x 21
LINGUA Italiano

1 recensione per L’ABIURA

  1. Kappa Vu
    5 di 5

    :

    Campen dalle cento porte, cinta da poderose mura turrite, terra di mercanti, banchieri e di imprenditori, “è una piccola città situata all’estremo Nord della provincia dell’Overijssel, dove nebbia e ghiaccio incontrano il mare”. Una regione remota dell’Olanda, ben lontana dalle ricche province del Sud, aspra e legnosa come i volti dei suoi abitanti. È da questo piccolo e fiero borgo del Nord che prende le mosse la vita di Henrick Maler, figlio di Jacob, convinto calvinista, e di Judith Kistemaecker, fervente cattolica. Il tempo si snoda in una manciata di anni, dal 1602 al 1623, con sapienti richiami al più recente passato e un epilogo più tardo, di straordinaria intensità narrativa, che coglie il protagonista ormai cinquantasettenne e solo, infermo nel corpo ma sano nella mente, dopo aver volto i suoi passi inquieti dall’Olanda al Brabante, dalla Francia alla Spagna, da Venezia a Palmanova, la città fortezza in cui l’intera vicenda sembra stringere lacci sottili con il proprio destino. E quindi via, verso Levante, su caracche ragusee che salpano per Zara, navi pirata che approdano al Cairo e vascelli che fanno vela per Istanbul, la “sublime porta”, con le sue cupole, i minareti, la variegata e multicolore umanità che nella babele di tutte le lingue e di tutte le fedi del Mondo abbraccia l’Oriente con l’Occidente e diventa una stuzzicante metafora dell’intera vicenda. È questa la scacchiera su cui si muovono i pezzi de “L’abiura”, l’ultimo splendido libro edito nella collana narrativa della Kappa Vu e firmato da Daniela Galeazzi e Giuseppina Minchella, entrambe palmarine per nascita ed elezione, autrici sapienti e raffinate ben note nel panorama culturale della Regione e non solo, capaci di trarre dalle loro puntuali investigazioni storiche gli spunti che danno vita alle vicissitudini dei personaggi, reali o d’invenzione, intercettati dalla loro elegante scrittura. Come accade al protagonista di questa storia, uno dei tanti soldati mercenari protestanti di stanza nella Città Fortezza friulana agli inizi del ‘600, uscito fuori da un atto del secolo XVII custodito nell’Archivio Storico dell’Arcidiocesi di Udine. Una storia, la sua, così carica di implicazioni morali e umane, così ricca di incontri e di svolte, di slanci e di cadute, da renderlo principale interprete della sua età, giovane uomo di ineguagliabile spessore, indissolubilmente intrecciato al profilo complesso di un’Europa che con tutte le sue atroci contraddizioni diventa sangue, passione, amore, struggimento e fuga. Sullo sfondo un mondo coloratissimo di soldati e mercanti, di serve che credono nei filtri d’amore, di santi inquisitori che si smarriscono davanti all’ostinata volontà dei tanti, troppi, che vogliono trovare il diavolo ad ogni costo; e poi vicoli percorsi da immondi fetori e sublimi biblioteche custodi di libri bellissimi e proibiti. Henrick Maler è in definitiva tutto questo, perché in lui è possibile leggere la proiezione dell’uomo moderno, colto in tutta la sua splendida incongruenza e fragilità, assediato dal dubbio e al contempo assetato di conoscenza, sempre ammalato di esperienza perché innamorato della vita, tanto della bellezza quanto degli errori. Nella sua erranza riconosciamo anche la nostra, dal momento che simili ai suoi sono i nostri smarrimenti. Allora come oggi siamo infatti costretti a vivere dovendoci confrontare con mondi che non si parlano più e che nelle diverse fedi erigono invalicabili steccati. E avvertiamo prepotente il bisogno di abiurare da ogni fanatismo. Come fece Henrick. In nome della pietà, della conoscenza o dell’amore.

Aggiungi una recensione

Facebook Icon