• € 10,00

    DAVANTI AI VISIGOTI

    Discanto

    Davanti ai Visigoti
    siamo tutti più ciechi

    Perché «Siamo terra e mare / e camminiamo costeggiando il muro», e Benedetti ce lo dice subito, mettendo in quadro l’esistenza di ogni giorno, il quotidiano che però si nutre di passato e futuro. Ma, in modo ancor più interessante, di ciò che sfugge all’attenzione ‘normale’, di ciò che si deve in qualche modo ‘inventare’.

    (Dalla prefazione di Giovanni Fierro)

  • € 8,00 € 4,00

    BREVIARIO IRACHENO

    Discanto

    “Guerra è guerra – dicono –
    ed essenziale è vincere,
    distinguere
    vincitori e vinti.
    Io vedo solo sconfitti.”
    Silvio Cumpeta

  • € 12,00 € 10,00

    BIONDA SALAMANDRA e altre poesie

    Discanto

    Poesia della vita, della quotidianità, dei ricordi e degli affetti. Schietta e disarmante nella sua purezza, la poetica di Benedetti traghetta in un mondo visto con occhi innocenti ma, non per questo, ingenui.

  • € 13,00

    AMICI 1993 fragmentularia postuma

    Discanto

    E dirò col vecchio Massimiano: “Non sum qui fueram periit pars maxima nostri” o col giovine Foscolo: “non son chi fui, perì di noi gran parte”, e qual parte? Giovinezza, amori, amici?

  • € 12,00

    SALUSTRI

    Discanto

    traduzione in italiano di Stefano Rizzardi / traduzion par talian di Stefano Rizzardi

    Si tratta della riedizione della prima raccolta di poesie di Umberto Valentinis, risalente al 1968 pubblicata al tempo dalla S.F.F.

  • € 10,00

    QUELL’ANNO SULL’ALTIPIANO

    Discanto

    Trenta liriche in omaggio a Emilio Lussu

    «Quell’anno sull’Altipiano – Trenta liriche in omaggio a Emilio Lussu: una piccola raccolta, trenta poesie, una per ogni capitolo del celebre libro, o piuttosto un poemetto suddiviso in trenta episodi. Un’operazione di riscrittura, una sorta di sceneggiatura poetica, una specie di estratto dell’opera quasi omonima, affidato alla poesia, che grazie alla sua natura analogica si pone come veicolo ottimale di sintesi.»

    Giuliana Valentinis

  • € 12,00 € 8,00

    IL “34”

    Discanto

    «Sono 24 poesie di impianto drammatico-narrativo, capaci di ridare corpo a figure e a modalità di esistenza di un tempo che potrebbe sembrare lontanissimo, per il genere dei lavori oggi scomparsi, per la qualità tramontata delle quotidiane incombenze femminili, soprattutto per quella rete di relazioni che si creava tra le persone chiuse in qualche modo entro le stesse pareti, di cui s’è persa traccia al giorno d’oggi.
    24 poesie che sono altrettanti ‘quadri’ di un’unica ‘commedia umana’, composta con grande serietà e con il desiderio di rendere testimonianza dei suoi protagonisti, persone osservate con sorpresa e lieve malizia dalla bambina d’allora, con rispetto e consapevolezza dalla donna colta e impegnata che Sandra era.
    Proprio nella capacità di tenere insieme i due registri d’osservazione sta l’originalità di questa parola poetica: mai ingenua, mai scontata, mai svenevole, mai cinica.»

  • € 12,00 € 10,00

    LA BANCIA DA LI’ PERAULIS PIARDUDIS

    Discanto

    La panchina delle parole perdute affiora e riaffiora: cornice ineludibile, anche quando la sua presenza è solo postulata, collante, garanzia per la raccolta di unità, poemetto con la galleria dei suoi destini dolenti, inventario di esistenze grame, che la bancia, con funzioni e inquadrature che non sempre collimano, rende tangibili.

  • € 12,00 € 10,00

    JONAS

    Discanto

    «[…] Perché mai ancor oggi Giona interroga, provoca, seduce e ispira, come anche Luca De Clara ci mostra in questa sua bella e intensa raccolta poetica? Tento qualche risposta, dal mio osservatorio teologico. Mi pare che in Giona venga proposto drammaticamente il binomio vicino-lontano. Ninive è il luogo lontano per eccellenza, geograficamente, culturalmente, religiosamente – «No soi jo chel just par Ninive / … o par New York» –, ma è soprattutto il luogo della missione, della chiamata, dell’incontro con l’altro-da-me. Anche Tarsis è lontano, ma in modo diverso: è il luogo della fuga dalla responsabilità, dell’illusione dell’invisibilità e forse anche della percezione di un Dio che implacabilmente ti scova, quando ha deciso di chiederti una mano. Un Dio implacabile nella debolezza: «Di bessôl jo no pues nuje»! Ma se Ninive e Tarsis sono lontani, dov’è il vicino? Chi è? Sembra che il vicino e il lontano dipendano marginalmente dalla posizione che l’uomo di volta in volta assume. La lontananza e la vicinanza le fa Dio. Ninive è lontana dagli orizzonti di Giona – lontana prima, e proprio per questo non ci vuole andare, ancor più lontana dopo, a causa del livore per una pietà inaspettata e scandalosa –, e sembrerebbe lontana anche da Dio, ma Dio le si fa vicino: non può abbandonare una città «nella quale vi sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali». Perfino degli animali Dio si occupa! Inoltre sembra che, se ha poco senso parlare di lontananza, perché Dio è vicino a tutti, sia ancora più insensato credersi vicini in modo esclusivo come Giona – «tu vais, tu lu preis, / tu ti fasis plen di borie / e tu contis ch’al è to chel Signôr» –! A Dio e non a Giona, spettano il giudizio e l’azione! Giona, il vicino, è lontanissimo. Ninive e Tarsis, terre lontane, sono vicine perché Dio le tiene d’occhio. E Giona, lontano nella sua vicinanza, è vicino nella sua lontananza, quando scappa e Dio lo ritrova o quando, sotto il ricino rinsecchito e le vampe del sole, Dio gli si fa incontro per farlo ragionare. Chissà se si convince di fronte all’appassionata autodifesa del Signore? Come nella parabola del padre buono (Lc 15,11-32), anche nel libro di Giona la conclusione rimane sapientemente in sospeso. La scena si dissolve e solo risuonano nella penombra parole di costernata bontà – «non dovevo avere pietà…»; «bisognava far festa…» – davanti alle quali occorre prendere posizione. Chi è veramente dalla parte di Dio? E chi è contro? E io dove sono? Mi pare sia questo il caso serio sollevato dal libro di Giona, che riecheggia anche nelle poesie di Luca».

    Dalla Postfazione a cura di don Federico Grosso

  • € 17,00 € 13,00

    IL CÂLI – POESIE E PROSE 1981-2012

    Discanto

    “Se non c’è più un mondo non può più esserci poesia. Quel che ancora è chiamato tale è un globo in catene, uno scafo di galera col suo luttuoso carico nel tempo [dove nessuno canta più dove chi tiene la frusta emette crimine vocale rock-metal!]. I nomi non significando più le cose significate (terra, burro, strategia, rosa, vita, perfino padre…), il linguaggio dei poeti non ha più ponti per comunicare né col presente né col futuro: può soltanto collaborare passivamente, incoscientemente, ad allargare il deserto raschiando interminabilmente, con zampette sfinite, il fondo nero della pentolaccia dell’Io, mai stato più meritevole di diffidenza e di odio, più povero in un bisogno nuovo di refrigerio, di silenzi che lo scollino dalla parte carceraria delle parole.”
    dalla postfazione di Ottavio Besomi

  • € 12,00

    L’IDEOLOGIA FRIULANA – Critica dell’immaginario collettivo

    Discanto

    Forse questi occhi crudeli sono il solo modo intelligente che possa avere uno scrittore per amare il proprio paese.
    Tito Maniacco

  • € 15,00 € 7,50

    TRA ELEGIA E SATIRA

    Discanto

    discanto 10

    “Se dopo Auschwitz si è continuato a far versi, pare che anche dopo le minime catastrofi dei viventi, dei sopravvissuti, si tenti la ripetizione di una parola sconfitta dalla sua stessa insignificanza, e tuttavia nutrita da questa stessa insignificanza…”

    Silvio Cumpeta

  • € 10,00

    REVÒCS DI TIARA / Echi di terra

    Discanto

    Collana Discanto – numero 11

    Singolare raccolta, questa di Francesco Indrigo; singolare dittico asimmetrico o ritmico, come sistole e diastole. Diciassette le liriche dei Rèvocs, sedici quelle di Tiara, ma brevi le prime, d’intensità centripeta, gravitanti verso il silenzio, più distese, più espanse le altre: sotto il segno del desiderio quelle, della dedizione queste. Due forme d’amore, pericolanti entrambe, diversamente.

  • € 12,00 € 8,00

    ISULIS – isole

    Discanto

    Arcipelaghi
    L’isola è un topos simbolico e letterario tra i più antichi e resistenti.
    L’isola è mondo a sé, chiuso, lontano, sempre altrove rispetto alla norma, al dato, alle cose. In essa si può trovare il locus amoenus o l’incubo, la trappola mortale o la salvezza.
    Sempre si trova o si spera di trovare la differenza: nessuna isola sarebbe più deludente da trovare se non un’isola che non ha nulla di differente dalla terra ferma, che non abbia sviluppato forme, presenze, assenze che la rendono narrabile.
    Per tratteggiare un’isola bastano pochi elementi: il mare, spazio inquieto che per i greci sottostava all’imperio di un altro dio, rispetto alla terraferma, il cielo con i suoi presagi d’aria ed un pugno di terra circondata, sola, impotente.
    L’isola non è terra e non è neppure mare. Da questo vive assediata e di questo sopporta la frusta salata di onde e maree. Luogo in cui essere e divenire riescono a manifestarsi in modo trasparente.
    Così, è stato abbastanza facile anche per me rifugiarmi in questa metafora. Questa raccolta dice del separarsi dal mondo e dal suo fluire, dell’essere “isola” costretta ed assediata, pietrificata nelle possibilità.
    “Mârs” è l’assenza di terra che ogni isola mostra, ma allo stesso tempo anche l’assenza di mare laddove mare ci dovrebbe essere. E’ anche l’impossibilità dell’essere: non c’è nessuna sospensione temporale che salvi dall’erosione della costa ad opera delle maree.
    Tutto continua a divenire e ciò lo scopre chi dall’isola riesce ad uscire: non gli viene restituito lo stesso sé né lo stesso mondo, ma una geografia altra, fatta di altre forme e altri movimenti.
    Seconda sezione del libro è “San Pauli”, che isola lo è stata davvero, per tutto il ‘600, quando il Tagliamento l’aveva chiusa fra due rami e che ha sviluppato nei secoli seguenti una propria originalità rispetto al territorio circostante.
    A San Paolo ho lavorato per vari anni entrando in tutte le case ed imparandone le parole. Ogni giorno percorrevo un cerchio di chilometri ed ogni giorno incontravo gli stessi campi, le stesse case, le stesse persone. Per me il privilegio di assistere al tralucere di essere e divenire.
    Circolo ermeneutico nel mio girare quotidiano, la com-
    prensione di un testo che restava e si rinnovava insieme al mio stare e rinnovare.
    A legare assieme queste parti circondate e agitate dall’acqua, ci sono “I pomodoros da la Nives”, le opere da fare giorno per giorno, un elemento di terra, un legno salvifico.
    I pomodori che Nives, mia madre e Tin, mio padre, ogni anno coltivano. A loro modo un’altra isola, un altro
    modo di essere isola, dove fatica e gioia si offrono, come possibilità cosmica di condivisione, ad ogni passante.

    Infine dei saluti. A tre donne: Alba, Sabrina e Francesca che attorno all’isola stavano. A quelli di San Paolo, a quelli che, ora più che mai, non hanno morte. A Rita Ferro, a don Gigi Zadro e alle nostre eucarestie di tabacco. A Marco e Anna. A Ennio, che arriva in grava alle sei di sera con la chesterfield in bocca, lo shampoo e la musica a manetta. A Marco, in attesa di un altro aperitivo. A Raff BB, Guido, Lussia, Bianca, Alfredo, Fabian, Maurizi, Pauli, Vera, e tutti gli altri garps e trastolons, perchè è una consolazione pensare di avere a che fare con loro, comunque sia, fino alla fine. A quelli di Mortegliano, di Andreis, del Disquisito e di Acque di Acqua. A Giacomo Sandron, perché è meglio che se ne stia alla larga. Ai soliti goriziani.
    A Alessandra per tutto quello che ha fatto e che fa.
    Per tutti quelli che, ovunque, esercitano il sacrosanto diritto di camminare, muoversi, migrare.

  • € 13,00

    LICÔF

    Discanto

    Di bessôi

    vuê par pôs grâts in Cjargna
    la uva no madura

    se l’ozono spessa cuvierta
    ch’a nus invuluça
    si discipa e si fora
    par via di lontans vulcans
    e di motôrs e cjamins
    a Udin o Berlin:
    cressarà su la cjera
    il cjâlt four di misura!

    duncja: plui deserts
    e tumôrs tal mont
    e in Cjargnia
    uva madura!

  • € 10,00 € 7,00

    PER NON MORIRE IN VERSI

    Discanto

    collana Discanto – 7

    “Quelle che essenzialmente Andrea Zuccolo porta all’atto della creazione di una poesia è un profondo senso del suo divenire più che la poesia stessa, della sua potenzialità di prendere posto in un panorama di spettacolo orale, della sua appartenenza alla comunità umana. Zuccolo scrive con una rabbia, una disperazione e una tenerezza che sono parte del salto drammatico “dalla pagina”, per cosi dire, all’interno delle persone, le persone in definitiva”. Jack Hirschman San Francisco, 5 luglio 2004.

  • € 8,00 € 6,00

    LEMMI IN FILA

    Discanto

    La nuova raccolta di poesie civili di uno dei maggiori poeti del Friuli Venezia Giulia. “Le pagine di Morandini poeta non si risolvono in una denuncia (sì, ci sono anche invettive, parole crude di accusa), vogliono essere – come l’occhio del cittadino «che guarda sgomento / vede si oppone» – anche un atto di carica etica contro il disfacimento, contro la perdita di coscienza, la corrosione del «bel Paese».” Elvio Guagnini

  • € 13,00 € 10,00

    LE FAVOLE DEL CORVO

    Discanto

    “…Il mondo della foresta è il mondo moderno e il corvo non è ben visto né dai benpensanti di destra né da quelli di sinistra, né la sua interpretazione-trasformazione della morale delle favole piace alla civetta che le ritiene abnormi, irriverenti verso l’autorità dei vecchi favolisti, e irridenti verso lo status quo…”. Tito Maniacco

  • € 8,00 € 4,00

    IL KOSOVARO

    Discanto

    La storia vera di un profugo Kosovaro ospitato in Friuli dall’autrice.

    “…A Pancevo, ricordo, / la piazza era affollata / per la grande Fiera dell’anno. / Sfilavano i cavalli / sul dorso le belle coperte / rosse o multicolori / tessute a disegni. / Pesa, il ricordo del passato. / Oggi Pancevo distrutta / è una fornace di veleni chimici…”. Bruna Sibilla-Sizia

Facebook Icon