Gian Giacomo Menon

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Nato a Medea (Gorizia) allora in territorio austroungarico, Menon si è laureato a Bologna in giurisprudenza e in filosofia; è stato docente di storia e filosofia nei licei di Gorizia e di Udine (in quello del capoluogo friulano ha insegnato ininterrottamente per trent’anni dal 1939-’40 al 1967-’68). Ha concluso la sua carriera scolastica nel 1977 all’istituto magistrale Percoto di Udine.

Nella sua vita ha scritto più di 100mila poesie, oltre un milione di versi, ma non ha pubblicato quasi niente. Dai suoi rapporti con gli ambienti futuristi nasce nel 1930 il nottivago, che ottiene un lusinghiero giudizio dal padre fondatore del movimento Marinetti. Insieme a Tullio Crali pubblica il manifesto Come diventammo futuristi e, con le scenografie dello stesso Crali, rappresenta al Teatro Petrarca di Gorizia Delitto azzurro.

Nell’agosto del 1966 ha pubblicato alcune poesie sulla rivista La fiera letteraria. Nel 1998 ha pubblicato la raccolta I binari del gallo, a cura di Carlo Sgorlon e Maria Carminati. Nel 2013 sono stati pubblicati altri due libri di e su di lui a cura di Cesare Sartori, suo ex allievo al liceo classico Stellini di Udine: Poesie inedite 1968-1969 per l’editore Nino Aragno di Torino e Qui per me ora blu – Una vita per la poesia (1910-2000) per i tipi di KappaVu di Udine (a quest’ultimo volume è allegato un cd con la registrazione delle musiche che sette compositori hanno scritto ispirandosi ai suoi versi).

Menon sarà il poeta di riferimento dell’edizione 2014 del Festival itinerante internazionale poesia&musica, la più importante manifestazione di poesia della regione Friuli-Venezia Giulia, un evento collegato a “Cormònslibri”.

Un Fondo documentario a lui dedicato e contenente migliaia di inediti è stato costituito nel 2012 alla biblioteca civica Vincenzo Joppi di Udine.

Di Gian Giacomo Menon e della sua poesia nel 2013 si è già parlato alla Stazione di Topolò-Postaja Topolova, al Festival della filosofia di Grado (Gorizia) e alla Fiera delle parole di Padova.

La poesia di Menon è caratterizzata da una notevole libertà espressiva, che sottrae le parole al vincolo della significazione corrente per farne strumento d’evocazione di quelli che Menon considera i suoi “segnali di vita”: casualità, nudità, paura.